«Ma i soldi dei prestiti non li abbiamo usati per banche o per aerei»
REGGIO EMILIA. I Ferrarini sono tra i clienti che avevano sottoscritto le “baciate” con le ex popolari venete: finanziamenti che prevedevano l’erogazione della cifra pattuita, parte della quale veniva perché reinvestita dal cliente per comprare le azioni della stessa banca creditrice. Per quanto riguarda Banca Popolare di Vicenza (Bpvi), oggetto del processo in corso a Vicenza, Luca Ferrarini ha fatto due conti davanti ai giudici del processo e dello stuolo di avvocati. «In totale dalla Popolare di Vicenza abbiamo ricevuto 45 milioni di euro. Più di 31 ne abbiamo utilizzati, secondo gli accordi, per ricomprare azioni della banca (la cosiddetta baciata, ndr), mentre la differenza l’abbiamo effettivamente impiegata per l’operatività delle nostre aziende». Soldi necessari come l’aria. «Ma questi denari che abbiamo avuto non sono stati usati per comprare aeroplani o barche. Basta guardare le nostre posizioni personali. Ma sono stati usati per far funzionare le imprese. Non si trovavano i soldi altrove, loro ci hanno fatto la proposta. Avevamo 300 dipendenti, Intesa se ne lavò le mani, Unicredit chi l’ha visto mentre Vicenza era lì».
Gli anni in questione andrebbero dal 2012 al 2014. «A quell’epoca dovevamo costruire il nuovo stabilimento della Vismara e avevamo bisogno di almeno 5-6 milioni. Erano anni di credit crunch e per noi è stato importante trovare una banca come la Popolare di Vicenza che continuava a erogare credito alle imprese».
Vicenza nel 2012 dice infatti a Ferrarini che ci sono della azioni della Popolare che si dicevano “parcheggiate” perché sarebbero state ricomprate poi dalla banca stessa e il cui tasso di finanziamento per l’acquisto veniva neutralizzato dai dividendi distribuito ogni anno dalla banca. Parte di un giro rimasto però sulla carta. Anzi: spesso gli accordi di massima erano verbali, salvo riguardare decine di milioni di affidamenti. «Ci venne chiesto se potevamo aiutare la banca - ha detto ai giudici Luca Ferrarini - Abbiamo fatto un primo finanziamento per 15 milioni di euro per Effe Energy nel 2012 per 240mila azioni della banca». La prima di tante operazioni dello stesso segno, avvenuta anche con Veneto Banca. «Tutti dicevano, controllori compresi, che quelle banche erano affidabili». —
E.L.T.
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