Nessuno nella città di Pico conosce le origini dell’evento
Tutti conoscono la storia della famiglia Cervi ma non tutti sanno che è collegata alla “Pastasciutta Antifascista”, manifestazione che l’Anpi organizza a Mirandola da cinque anni a questa parte. O quantomeno nessuno lo sa nella città di Pico e nei bar, ultimo baluardo rimasto della sincerità schietta di paese e del sapere popolare. Correva il 25 luglio 1943 quando la famiglia Cervi, a Campegine, per celebrare la caduta del fascismo offrì la pastasciutta a tutte le altre famiglie della zona. È da questo episodio che l’Anpi ha tratto la tradizione di organizzare ogni anno, il 25 luglio, la “Pastasciutta antifascista”, che si svolge in molti paesi e città della nostra provincia e d’Italia. Un collegamento tra antifascismo e pastasciutta che però non è affatto noto. Almeno non a “La Baracchina” dove siamo stati ieri.
Davanti al locale sulla circonvallazione incontriamo subito due umarell. «Questa storia della pastasciutta antifascista è una novità – dice l’arzillo Carlo Garusi, 85 anni, residente a Cividale proprio dove l’Anpi terrà la manifestazione il 25 luglio – l’ho sentita solo leggendo i giornali. Certo, so chi erano i Cervi. Erano una famiglia di contadini e se non mi sbaglio sono stati i primi ad avere un trattore Landini».
Dello stesso avviso il simpatico Remo Pedrazzi, 78 anni, mirandolese: «La storia dei Cervi l’abbiamo imparata a scuola e poi hanno fatto anche il film. Ma la storia non la insegnano più, nelle scuole. Comunque nemmeno io sapevo che la “Pastasciutta Antifascista” dell’Anpi fosse legata ai Cervi. So solo che a Cividale faranno delle serate in collaborazione con il Palio del Maccherone al Pettine, di quelli buoni, che fanno le rezdore con il mattarello».
Medesimo report all’interno del bar, in cui un gruppo di amici, chi di Mirandola, chi di Cavezzo, chi di Medolla, fa quello che solitamente si fa nei bar: chiacchiera del più e del meno.
«La storia dei Cervi la conosciamo – ripetono in coro – ce l’hanno insegnata a scuola. Ma che fosse collegata all’antifascismo della pastasciutta proprio no. Ne abbiamo sentito parlare solo per la polemica del patrocinio comunale e del nuovo sindaco Greco».
Poi uno di loro chiama al cellulare chi secondo lui potrebbe essere più esperto in materia. Ma anche Luigi Marchi, dalla distanza, conferma: «Io sono antifascista e iscritto all’Anpi, so bene chi erano i fratelli Cervi ma non che fossero legati al banchetto della pastasciutta. Un fatto reso noto più che altro dalla storia del mancato patrocinio del sindaco».
E per finire, un po’ di ironia. «Pastasciutta? Io non so niente, mangio solo in brodo», dice un altro umarell, parte del nutrito gruppo della Baracchina. —
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