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Perizie, i dubbi sulla vittima e sull’interruttore

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«Sto aspettando con interesse l’esame del Dna su parte dei resti attribuiti a Maria Fresu che sono stati rinvenuti sui binari, perché il punto del ritrovamento non è compatibile con la testimonianza dell’amica che era con lei nella sala d’attesa». A parlare è Danilo Coppe, l'esperto incaricato dalla Corte d'Assise di Bologna della perizia chimico esplosivistica, disposta nell’ambito del processo che vede imputato l’ex Nar Gilberto Cavallini per concorso nella strage del 2 agosto 1980.

Nell’ultima udienza, il perito, rispondendo alle domande degli avvocati difensori di Cavallini, ha mostrato perplessità sul fatto che alcuni resti della maschera facciale di Maria Fresu, morta nell’esplosione insieme alla figlia Angela, la vittima più piccola della strage, siano stati ritrovati a quella distanza. «Con gli elementi in possesso le cose non tornano – ha aggiunto il perito ai giornalisti – Per attraversare la sala d’attesa bastavano però pochi secondi, ed è possibile che lìamica si sia distratta e non si sia accorta che Fresu si era allontanata in direzione della bomba o dell'uscita. Così sarebbe stata più vicina all'ordigno». La testimonianza dell'esperto e del collega che sta lavorando con lui, il colonnello del Ris Adolfo Gregori, riprenderà il 23 settembre, quando i due dovranno rispondere ai quesiti dei consulenti dei pm e delle parti. Il presidente della Corte Michele Leoni, per quella data, ha chiesto ulteriori approfondimenti sull’interruttore ritrovato ai Prati di Caprara, che per i due periti potrebbe essere quello della bomba.

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