«Castelli di Canossa e Rossena? Di quelli non posso parlare»
L’assessore: «Sono stata invitata a usare con molta cautela i nomi delle rocche che non appartengono al Comune. La torre di Rossenella è nostra, posso farlo»
«Sono stata invitata a usare con molta cautela i nomi dei castelli di Canossa e Rossena, dal momento che non appartengono al Comune. Però il mio compito è quello di unire, non di dividere, per cui per me la priorità resta la collaborazione tra i vari soggetti al fine di favorire la promozione turistica dell’area matildica».
Lieve ed elengante nelle parole, Clementina Santi, ma anche chiara nel rispondere alle domande della Gazzetta all’indomani della pubblicazione della notizia secondo cui, dopo Quattro Castella (con il castello di Bianello) e Reggio Emilia (con la Sala del Tricolore), anche il Comune di Canossa entra nel “Circuito dei castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli” (www.castellidelducato.it), una rete raggruppa 14 rocche e altri edifici in provincia di Parma, 10 in provincia di Piacenza, uno in provincia di Massa Carrara, tre in provincia di Reggio Emilia più 20 altri luoghi d’interesse storico dei medesimi territori provinciali a cavallo tra Emilia e Toscana. Ma il Comune di Canossa è entrato nel circuito con la torre di Rossenella, non con i più famosi castelli di Canossa e Rossena. Una bizzarria che ha una spiegazione parzialmente logica.
«Siamo entrati con la torre di Rossenella – spiega Clementina Santi, l’assessore al turismo e alla cultura – perché quella appartiene al Comune di Canossa. In quel circuito entrano solo i Comuni, non i soggetti privati». Ecco chiarite – o, meglio, confermate – le ragioni dell’esclusione dal circuito delle celebri rocche matildiche, per parlare delle quali occorre chiedere il permesso alla Sovrintendenza e alla Curia. Quantomeno a livello istituzionale. Anche se la mera questione burocratica legittima gli steccati, è palmare l’errore marchiano che ostacola – anzi, continua da decenni ad ostacolare – quella forte e costante azione di promozione turistica che l’area matildica meriterebbe, agognato traguardo ben diverso dalle azioni estemporanee, talvolta rilevanti, comunque lodevoli, con cui si è proceduto negli ultimi decenni. La frammentazione, basata sui vincoli della burocrazia, di fatto impedisce il decollo di una regia vera e propria: quella che servirebbe per dare risalto a un’area che altrove – in particolare all’estero – probabilmente avrebbe trovato risposte più efficaci.
Nell’attesa, Clementina Santi resta ottimista: «Far parte di questo circuito significa valorizzare il nostro Comune con le eccellenze dei castelli di Canossa e Rossena, della torre di Rossenella, del Tempietto del Petrarca e del sito archeologico di Luceria». A prescindere da chi ne sia proprietario. «Poi, già ora collaboriamo con chi gestisce i castelli di Canossa e Rossena, ad esempio per l’imminente messa-concerto nell’anniversario della morte della Grancontessa». —
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