Gazzetta di Reggio

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«L’ho conosciuto a Ragioneria era un mio alunno... già agitato»

Chiara Cabassa

Don Ercole Artoni incontrò mezzo secolo fa la futura primula nera Per causa sua è stato anche in galera, così come Don Braglia 

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L’Intervista

Chiara Cabassa

Don Ercole Artoni e Paolo Bellini. Ci sono nomi e cognomi destinati a percorrere insieme un pezzo di strada per poi dividersi, allontanarsi, e ancora inevitabilmente ritrovarsi accostati. Don Ercole Artoni, 89 anni, in questi giorni è in Sardegna, in una delle sedi del Centro Sociale Papa Giovanni XXIII (la sua preferita, non lo nasconde) e nulla sa della perquisizione avvenuta pochi giorni fa in una casa della periferia reggiana legata alle nuove indagini della procura generali sulla presenza della primula nera a Bologna il 2 agosto 1980. Ma raggiunto telefonicamente, non sembra stupito di sentire nominare per l’ennesima volta il nome di Bellini.

Don Artoni, ma lei quando ha visto per la prima volta Paolo Bellini?

«Mezzo secolo fa. Era un mio alunno quando insegnavo a Ragioneria. In realtà ha frequentato solo per un anno poi è sparito».

Era un alunno diligente?

«Mi sembra di ricordare che già allora fosse piuttosto agitato...».

Quando lo ha incontrato di nuovo, anni dopo, quell’agitazione l’ha riconosciuta?

«Per ben tre volte l’avvocato di Bellini mi telefonò da Firenze dicendomi che un tale Da Silva mi voleva vedere. Come prete ci andai, e mi trovai di fronte a Bellini. Dopo quindici giorni mi disse chi era. Prima però ha fatto fare la galera anche a me e a Don Braglia. Avrebbe potuto dirlo prima».

Già, sia lei che Don Braglia foste accusati di favoreggiamento.

«Don Braglia ha sempre curato i malati e aiutato le persone sole e abbandonate. E la stessa cosa ho fatto io. Bellini non rientrava in quelle categorie». —





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