Mori diffida Forza Italia «Nessuna dimissione Io pronta a querelare»
REGGIO EMILIA. Querele o minacciate, altre presentate e richieste di dimissioni respinte al mittente. Ogni giorno si ha la controprova che l’indagine “Angeli e Demoni”, è ormai diventata sempre più un caso politico. È di ieri l’intervento della consigliera regionale Pd, Roberta Mori, che ha giudicato «irricevibile» la richiesta di presentare le dimissioni che le è stata rivolta dal capogruppo in Regione di Forza Italia, Andrea Galli, annunciando inoltre di «essere pronta a presentare querela se continueranno queste basse insinuazioni». «Diffido formalmente Andrea Galli – scrive Mori – da asserire, dichiarare, o anche solo insinuare in qualsiasi sede che io abbia sostenuto e appoggiato l’operato di uno dei principali indagati dell’inchiesta, Federica Anghinolfi, e di chiunque altro indagato in questa drammatica vicenda». Poi la presidente della Commissione Parità e Diritti, che ha anche inviato una lettera a Galli, respinge ogni insinuazione di un qualunque suo coinvolgimento e sostiene invece che «il tentativo palese è di gettare fango su tutti e tutto per screditare in un sol colpo le politiche socio-sanitarie territoriali e l’impegno di approvare una normativa che riconosca finalmente i diritti delle persone Lgbti». Chi ha già presentato decine di querele è il segretario regionale Pd Paolo Calvano, che si è trovato, e con tanto di foto, indicato su Facebook come uno degli indagati. Con l’aiuto dei Carabinieri di Ferrara, Calvano ha già provveduto ad inoltrare le querele. La decisione del segretario regionale dem segue la strada imboccata dal Pd nazionale di avviare azioni legali contro chiunque accosti l’immagine del partito all’indagine in corso in Val d’Enza. A spiegare l’accaduto lo stesso Calvano che sottolinea come «una foto che mi ritrae con Maria Elena Boschi e un volontario dem, scattata in un momento di festa organizzato dal Pd, viene utilizzata da giorni in rete affermando che la mia immagine personale corrisponde a quella di uno degli indagati. Insomma uno scambio di identità forse volontario, forse no, che ha l’obbiettivo di istigare odio verso di me, verso chi è ritratto in quella foto e verso il Pd». —
R.F.
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