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fabbrico, il caso del parco 

Todaro a Spadoni «Io brava persona Indagate su di me e lo accerterete»

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FABBRICO. «Ritengo necessario intervenire dopo aver letto gli articoli on line sull’inaugurazione del piccolo parco urbano di Fabbrico. Il parco è stato realizzato in virtù di una convenzione stipulata tra il Comune di Fabbrico e la società Immobiliare Raffaella sas di cui sono socio, insieme a mia sorella. La società non è mai stata raggiunta dall’interdittiva antimafia».

L’architetto Giuseppe Todaro, con una lettera, interviene ancora sul caso del parco di via Righetta, dopo che l’amministrazione comunale di Fabbrico ha deciso di non inaugurare l’area verde, come invece era stato precedentemente annunciato per l’8 giugno, assieme alla ditta a causa delle interdittive che colpiscono uno dei titolari con altre società.

«Purtroppo sono e sarò sempre nipote del boss Antonio Dragone, deceduto 15 anni fa quando io avevo 18 anni – spiega ancora Giuseppe Todaro –. Non ho mai avuto rapporti con mio nonno e non ho mai condiviso il suo modo di vivere. Sono un architetto di 33 anni, ho due figli piccoli da mantenere ed ho sempre lavorato onestamente. Non ho mai subito condanne e non sono stato indagato nel processo Aemilia. Prima di giudicare o presentare interpellanze, sarebbe bene informarsi sulle persone e sui fatti. Sarò ben lieto che indaghino sulla mia persona, sulla mia vita e sulle mie due società affinché, finalmente, l’onta del fango possa essere definitivamente cancellata – prosegue l’architetto Giuseppe Todaro –. Chiesi proprio io nell’ottobre del 2015 alla Spadoni (la vicepresidente della Camera, esponente del Movimento 5 Stelle, che sul caso ha annunciato una interrogazione al ministro dell’Intero, ndr) di portare il mio caso in Parlamento, quando la società GMC srl ricevette dalla Prefettura di Reggio Emilia il diniego della White list, in virtù dei legami di parentela che avevo con mio nonno e conseguentemente con sua figlia… mia madre e con mio padre».

«Chiedo nuovamente oggi alla Spadoni di dar corso a tutte le iniziative che riterrà più opportune affinchè, ultimate serie indagini, venga finalmente accertato che sono una brava persona e che non ho mai avuto alcun tipo di rapporto con la ’ndrangheta ed i suoi esponenti – dichiara ancora l’architetto Giuseppe Todaro –. Auspico infine che tra vent’anni, quando si affacceranno al mondo del lavoro, i miei figli non siano chiamati ancora a rispondere delle colpe di un bisnonno defunto da anni». —

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