Da confraternita universitaria a culto violento e sanguinario
reggio emilia. La Maphite, l’organizzazione mafiosa scoperta e colpita dalle indagini della Mobile e della Dda di Bologna, si è consolidata negli anni ’90 ma il gruppo risale già agli anni ‘80.
È in quel periodo, infatti, si sviluppa l’embrione dell’associazione mafiosa all’interno degli ambienti universitario dello Stato del Benin, in Nigeria. Origini comuni agli analoghi, ma contrapposti, gruppi di criminalità nigeriana dai nomi più disparati, dagli “Eiye” ai “Black axe” fino ai “Vikings”. Questi ultimi, tra l’altro, sono stati al centro di numerosi e sanguinari scontri proprio con i membri della Maphite per la spartizione del territorio in Africa come negli stati europei dove si sono radicati i clan.
Gli scontri, fisici e molto violenti, con le contrapposte confraternite per la supremazia territoriale hanno determinato la progressiva ed inesorabile trasformazione di quelle che in origine erano confraternite in vere e proprie bande criminali.
Un incremento di violenza che ha avuto il suo apice nel 2001, quando le autorità nigeriane sono state costrette a rendere illegali queste formazioni universitarie attraverso il «Secret cult and Secret Society Prohibition Bill». Questo non è bastato a fermare le bande, che nella clandestinità si sono rafforzate modellandosi sul modello delle mafia più antiche, quelle italiane. Da qui il trasferimento dell’organizzazione, negli anni successivi, in Italia e in molti altri Stati europei.
L’indagine sviluppata dagli investigatori della Squadra mobile di Bologna e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia ha consentito anche di ricostruire l’intera struttura gerarchica di comando della Maphite, al cui vertice si trova la figura del “Don” (Capo), che esercita il proprio potere impartendo ordini e direttive. Scendendo la piramide si trova il Deputy don (vice capo), il Fire (addetto alla diffusione di ordini e notizie tra gli affiliati), il Main chief (addetto alla difesa), e il checker (tesoriere).
Ad eseguire materialmente gli ordini e le direttive impartite è deputato un comitato esecutivo, a competenza regionale, denominato Cic (Coordinator in council), capeggiato da un coordinatore che ha il compito di gestire una serie di altre figure con competenza operativa provinciale, le quali a loro volta gestiscono materialmente gli affiliati di una determinata città. Dediti principalmente all’attività di spaccio di sostanze stupefacenti nelle piazze delle città di Bologna, Modena e Parma, ma anche all’utilizzo di strumenti di pagamento elettronico contraffatti per l’acquisto di merce on-line, spesso i membri dell’associazione sono stati impegnati in violentissimi scontri con fazioni avverse per la contesa del predominio territoriale, vere e proprie guerriglie urbane che proseguivano per giorni con contro reazioni, annunciate all’interno del gruppo con il passaparola come “chiamata alle armi” per gli altri membri del gruppo. —
L.G.
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