Gazzetta di Reggio

Reggio

la prima parte 

Dai Sarcone agli Amato la rete degli affiliati Attesa per l’abbreviato

E.L.T.

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REGGIO EMILIA. «Il processo ha fornito gli strumenti per comprendere, con la forza delle prove, le dinamiche che hanno portato alla creazione di oltremodo stabili rapporti criminali coagulati, da decenni, intorno alla condivisione del programma e del metodo criminale proprio della associazione ’ndranghetista radicata stabilmente sul territorio reggiano ed emiliano». Così i giudici fissano uno dei principali paletti della sentenza. Le prove ci sono e sono consistenti anche nel primo grado del dibattimento, dove sono stanti giudicati affiliati e collusi, mentre i capi e i vertici erano già stati per buona parte condannati nell’abbreviato a Bologna. «Grazie alla rinnovata lettura della storia dell’insediamento della ’ndrangheta a Reggio Emilia, resa possibile dalla coerente narrazione svolta da tutti i collaboratori di giustizia, storici e nuovi, è stato possibile procedere ad una “reductio ad unum” di una storia che prima appariva frammentaria e non compiutamente di svelata nelle sue trame fondamentali». «Emblematica - poi - è la schiera degli insospettabili e fidati intestatari fittizi, pronti a farsi carico, dietro la promessa di facili guadagni, della formale titolarità di beni e società per consentire ai sodali di continuare ad agire indisturbati dietro lo schermo protettivo della intestazione fraudolenta, allo stesso tempo consentendo loro di mettere al riparo le illecite accumulazioni di ricchezza da provvedimenti ablatori. Il quadro è completato da compiacenti imprenditori, professionisti, direttori di banche, funzionari di posta». Ma a tenere banco nel processo di Reggio c’erano imputati del calibro di Gianluigi Sarcone (fratello del capo indiscusso Nicolino) che è stato condannato nel rito ordinario a 3 anni e 6 mesi e a 16 anni in abbreviato, Francesco Amato (autore poi del sequestro post sentenza alle poste di Pieve) condannato a 19 anni come il fratello Alfredo. Per l’imprenditore colluso Pasquale Brescia sei anni più 16 anni in abbreviato. Gli imprenditori legati alla ’ndrangheta, Palmo e Giuseppe Vertinelli, condannati entrambi a quasi 30 anni (tra i due riti). La condanna più alta andò a Gaetano Blasco, 21 anni in ordinario e 17 in abbreviato, e a Michele Bolognino, anch’egli con oltre 37 anni se si fa la somma tra i riti. Le motivazioni del secondo abbreviato, legato al dibattimento di Reggio, sono attese invece per fine mese. —

E.L.T.

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