Invasione dei 100 trattori in corteo contro l’impianto biogas a Gavassa
La mobilitazione del Comitato Ambiente e Salute lungo la circonvallazione fino a piazza Prampolini
Trecento persone e settanta aziende agricole. Questi i numeri della grande manifestazione organizzata dal Comitato Ambiente e Salute di Gavassa, nell’ambito della protesta contro il contestato impianto biogas. Questa volta il tema della manifestazione è stato singolare, perché si è trattata di una “trattorata”. Circa cento trattori hanno sfilato lungo tutta la circonvallazione per finire poi disposti su viale Allegri e nell’area degli ex Cappuccini. Ogni mezzo era accompagnato da diverse bandiere e striscioni, ciascuno con slogan di vario tipo, per sensibilizzare la cittadinanza contro il contestato impianto di Gavassa.
IL RADUNO
Il ritrovo era alle 8.30 davanti al Mapei Stadium, e da lì i trattori hanno iniziato la loro marcia fino a mezzogiorno, momento in cui i manifestanti si sono ritrovati in piazza della Vittoria. Lì si sono raccolte moltissime persone. Tra loro, forte la partecipazione dei militanti del Movimento 5 Stelle, nonostante gli organizzatori abbiano tenuto a sottolineare il carattere completamente apolitico della manifestazione. L’iniziativa è stata infatti realizzata per coinvolgere il maggior numero di reggiani. E così è stato: non hanno partecipato solo abitanti delle zone direttamente interessate dall’impianto (Gavassa, Correggio e San Martino), ma anche molti abitanti del centro e di altri comuni in provincia.
IL TRAGITTO
Dopo essersi radunati in piazza della Vittoria, i manifestanti hanno poi sfilato fino a piazza Prampolini, dove si sono radunati sotto al Comune.
È stato quindi questo un segnale molto forte per portare direttamente davanti agli occhi dell’amministrazione una questione di grande importanza. È quello che spiega Alessandro Filippini, portavoce del Comitato organizzatore: «I problemi relativi a questo impianto – dice – sono tre. In primo luogo, si tratta del consumo di suolo agricolo. L’area destinata alla costruzione dell’impianto era prevista come area d’espansione della zona industriale, la quale però è già vuota a sua volta». «Il secondo problema – prosegue Filippini – è quello relativo al dimensionamento dell’impianto. La quantità di rifiuti che a Reggio Emilia viene prodotta per l’impianto sarebbe di circa 35 mila tonnellate. Tuttavia, leggendo bene le carte, ci siamo resi conto che questa centrale arriverebbe ad avere una capacità di 200 mila tonnellate. Arriverebbero rifiuti da tutta Italia e quindi on ci sarebbe sufficiente controllo. Se non sai cosa arriva, come puoi sapere cosa esce dalle ciminiere?».
«Infine – conclude Filippini – il terzo problema riguarda la produzione del Parmigiano Reggiano. La centrale rilascia infatti dei batteri chiamati clostridi. Questi batteri finiscono poi nei campi e da lì viene così contaminato il fieno che mangiano le vacche. Il problema è che se entra uno di questi batteri in una forma di Parmigiano Reggiano, la forma scoppia».
ALTRE VOCI
Molti erano per questo motivo gli agricoltori presenti alla manifestazione. Tra questi, Francesco Landi. «Oggi è una giornata molto importante. Noi agricoltori abbiamo bisogno di farci sentire, perché la costruzione dell’impianto ci declasserebbe. È inammissibile associare un prodotto di qualità come il nostro Parmigiano Reggiano a un impianto di questo tipo. Dietro a casa mia ci sarebbe una ciminiera alta trenta metri».
Tra coloro che provenivano dai Comuni non direttamente interessati dall’impianto, Marco Signori, consigliere comunale dei 5 Stelle a Bagnolo: «Comuni come Bagnolo e Rubiera sono ad una distanza che non è di sicurezza – afferma –. I problemi maggiori sono legati al territorio e all’agricoltura, perché il compost prodotto dall’impianto è poco utilizzabile. Poi ci sono altre problematiche legate alla svalorizzazione del territorio, all’eccessivo traffico di mezzi pesanti, e alle emissioni potenzialmente tossiche. Sarebbe bene che la decisione della costruzione dell’impianto fosse posticipata a dopo le elezioni regionali».
Secondo il correggese Marco Mussini, «l’opera è irrazionale. I rifiuti organici andrebbero trattati con impianti di compostaggio aerobico. Il compost prodotto dalla tecnologia anaerobica sarebbe tossico, verrebbe poi allungato con concimi buoni e contaminerebbe le coltivazioni. Tutto succede per il profitto privato di Iren che ha piegato al suo volere la politica locale». —
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