Scandalo affidi, sotto esame altri 70 casi
Il tribunale dei Minori di Bologna sta analizzando tutte le pratiche degli ultimi due anni alla ricerca di eventuali irregolarità
Sono circa settanta i casi e le segnalazioni arrivate e gestite dal servizio sociale della Val d’Enza al centro degli approfondimenti disposti dal presidente del tribunale per i Minorenni di Bologna, Giuseppe Spadaro, a seguito dell’inchiesta Angeli e Demoni e dello scandalo affidi. Il tribunale, al momento, ha messo sotto esame tutte le pratiche degli ultimi due anni, d’intesa con la procura di Reggio Emilia.
accertamenti
Se da una parte i controlli disposti da Spadaro sono doverosi, alla luce di quanto sta emergendo dalle indagini, dall’altro non risultano al momento nuovi fascicoli aperti oltre ai sei casi finiti nell’inchiesta della Procura.
L’ufficio giudiziario sta facendo chiarezza su tutte le segnalazioni arrivate dal servizio della Val d’Enza e tutti i casi sono stati affidati a un differente servizio sociale, conferendo anche incarico a consulenti e periti per far luce su ogni situazione e riesaminare le precedenti risultanze dei servizi sociali sotto inchiesta. I giudici, nei giorni scorsi, sono stati anche nelle comunità ospitanti e hanno incontrato insegnanti nelle scuole.
Tutti i circa 70 casi saranno ora riesaminati uno ad uno dal tribunale dei Minori che, qualora riscontrerà altre irregolarità, provvederà ad informare la procura di Reggio decidendo se modificare, revocare o confermare i precedenti provvedimenti adottati.
tribunale parte lesa
Pratiche, quelle emerse dall’inchiesta Angeli e Demoni, che nei giorni scorsi hanno portato lo spesso Spadaro a definire il tribunale dei Minori come parte lesa: «Questa vicenda ha scosso l’opinione pubblica e gli stessi giudici minorili, che sono da considerare parte offesa in questa inchiesta». Nell’ordinanza del 27 giugno che riguarda la parte degli affidi, infatti, si legge come lo scopo di parte degli indagati fosse «dipingere il nucleo famigliare originario come connivente (almeno se non complice o peggio) con il presunto adulto abusante, e a supportare in modo subdolo e artificioso indizi o aggravare quelli esistenti, nascondendo elementi indicatori di possibili spiegazioni alternative ai segnali o comportamenti dei minori».
Il «copione», come viene definito dagli inquirenti, nei sei casi oggetto di indagine era sempre quello. Il punto di partenza era una segnalazione che potesse far pensare, anche in modo labile o con comportamenti interpretabili, ad abusi sessuali subìti dal bambino.
Il passo successivo erano i provvedimenti urgenti di allontanamento e le relazioni al tribunale dei Minori e alla Procura reggiana. Relazioni che, recita l’ordinanza, presentavano «omissioni di circostanze rilevanti» o una «tendenziosa rappresentazione dei fatti e, a volte, una falsa rappresentazione della realtà».
nessun elettroshock
Inesistente, invece, una delle storie che più di tutte aveva scosso l’opinione pubblica: quella dell’utilizzo degli elettroshock sui bambini per alternarne i ricordi. La macchina usata, come scritto da “Il Post”, è invece un Neurotek. Un dispositivo che emula la fase rem del sonno con movimenti oculari destra-sinistra, inutile per far affiorare ricordi inesistenti ma innocuo per la salute dei bimbi. —
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