I sindacati d’accordo «Sì allo scioglimento dei gruppi neofascisti»
REGGIO EMILIA. Da tempo l'Anpi chiede lo scioglimento delle organizzazioni neofasciste. L’iniziativa riscuote ora l’adesione di Cgil e Spi-Cgil dell'Emilia-Romagna, che dichiarano di sostenerla con forza. I vertici regionali si richiamano alla Costituzione, che nella XII disposizione transitoria vieta la ricostituzione del disciolto partito fascista. A loro avviso negli ultimi tempi si è verificata una «pesante escalation» di «gravissimi atti di intimidazione, violenza e minacce, incluse quelle verso le sedi sindacali». Perciò i sindacati chiedono «che si attivino tutti i percorsi giuridici e istituzionali affinché si realizzi lo scioglimento di tali organizzazioni e si superi una situazione insostenibile, garantendo valori irrinunciabili». Anche la Cisl nazionale ha aderito all’appello Anpi.
«L’Anpi nazionale – riferisce il segretario provinciale Ermete Fiaccadori – ha presentato un esposto-denuncia alla magistratura dopo l’ultima aggressione avvenuta in giugno a Roma ai danni di ragazzi che indossavano magliette del cinema America. Chiede lo scioglimento delle organizzazioni neofasciste in base alle leggi Scelba e Mancino».
La prima fu varata nel 1952 per attuare la XII disposizione costituzionale. La seconda, datata ’93, sanziona l’incitazione a violenza e discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali. Lo scioglimento di un’organizzazione politica può essere disposto dal Governo quando sia intervenuta una condanna per violazione della legge Scelba. È ciò che avvenne nel 1973 con Ordine Nuovo. In seguito, però, l'attività repressiva si concentrò contro la grave minaccia rappresentata dalle Brigate Rosse. —
L. S.
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