Le famiglie in coro «Fate giustizia e abbattete il muro dell’omertà»
Lenzuolo aperto all’arrivo di Salvini e testimonianze in piazza Una giovane: «Volevano portarci ma abbiamo resistito»
BIBBIANO. Hanno esposto un lenzuolo con disegnate decine di mattonelle. Un «muro dell’omertà» che hanno chiesto di abbattere. «Basta bugie» è stato il coro più volte salito dal pubblico che ha accolto ieri Matteo Salvini. Tra loro mamme con storie complesse, bimbi dati in affido o rapporti di lungo corso con gli assistenti sociali.
SOSPIRI DI SOLLIEVO
«Sono uno di quei 70 casi richiamati dal tribunale dei minori di Bologna - ci racconta con un sospiro di sollievo una donna a margine dell’incontro di piazza con Salvini - Sono stata proprio ieri al tribunale dei minori: adesso non mi hanno fatto nessuna domanda ma devo rifare tutta la consulenza tecnica d’ufficio da capo. Solo che adesso ho scoperto che entro 90 giorni mi diranno se potrò avere o meno la patria potestà genitoriale sui miei due figli». Un diritto sospeso viste le contestazioni non proprio all’acqua di rose fatte alla donna: «Mi hanno contestato maltrattamenti, mi hanno detto che i miei figli non sono educati, abbandonati a loro stessi e in più mi hanno contestato la baby sitter perché di giorno volevano darli a una famiglia affidataria perché era di controllo», afferma. Racconto come tanti da prendere per ora con le pinze, mancando la controparte. Ma per lei a far fede è la messa sotto indagine di due delle tre assistenti con le quali ha avuto da dire in questi anni. «Tutto è nato dopo che mi sono separata conflittualmente con il mio compagno - chiarisce - da lì sono subentrati i servizi sociali che mi sono stati con il fiato sul collo. Ora siamo qui perché tante mamme ci stanno contattando perché hanno paura di ritorsioni, che gli portino via i bambini. Noi diciamo basta, giù le mani dai bambini».
LA VOCE DEI RAGAZZI
Non mancano le vicende raccontate anche da ex minori passati per i centri sociali, giunti in piazza per manifestare solidarietà. «Sono stata seguita anche io dai servizi sociali della Val d’Enza dal 2013 fino al 2017, quando ho compito 18 anni - dice una ragazza di San Polo che è giunta a Bibbiano col padre e il fratello - Ma dal 2015, quando mia mamma si è allontanata da casa io ho avuto bisogno degli assistenti sociali per avere una mediazione e poter comunicare con lei. Il problema è stato che la parte più debole della mia famiglia, cioè mia madre, non c’era ma gli assistenti sociali facevano di tutto pur di portare via anche me e mio fratello da casa, quindi da mio papà». L’uomo è lì, poco distante dalla figlia, che la ascolta e sorride. «Non ci sono riusciti perché io ero già abbastanza grande, avevo capito la situazione e si sono trovati davanti un muro. Sono qui perché anche con noi hanno alterato i fatti sulle relazioni, ci hanno tolto i regali perché non erano educativi secondo loro. Erano dei libri della collana Harmony. Per me non erano diseducativi. Dal giorno in cui non mi hanno voluto dare quel regalo di mia madre io non ci sono più andata dai servizi sociali e per fortuna poco dopo ho compiuto 18 anni e io e mio fratello siamo rimasti con mio padre».
STOP AGLI SCIACALLI
La richiesta di non demonizzare però il lavoro dei servizi sociali è giunta dallo stesso Salvini, conscio che la questione si sta man mano allargando anche al resto del paese. Bibbiano è il vaso di Pandora, che una volta aperto ha generato un gran numero di richieste da parte di genitori che si sentono privati ingiustamente dei loro figli. Ma a deciderlo saranno il tribunale dei minori di Bologna per quanto concerne i casi in generale, o la procura di Reggio in presenza di reati penali in capo al sistema degli affidi. Un percorso alquanto complesso e tortuoso, reso ancora più insidioso dalle polemiche politiche e dalla necessaria ricopertura dei servizi ora all’osso dopo la sospensione di diversi operatori per decisione del gip del tribunale di Reggio. Salvini si è comunque augurato «che denunce simili arrivino anche da altre realtà e città italiane, da altre case famiglia» ha detto ieri. E ha ribadito: «C’è un’inchiesta in corso io non voglio sostituirmi alla magistratura ma vedremo se certe cooperative erano specializzati nel business sia sugli immigrati che sui bambini». Un altro obiettivo quindi finito nel mirino insieme ai servizi di tutela della Val d’Enza. Dei sette casi di affido cui si parla nell’ordinanza di custodia cautelare del gip reggiano, quattro avrebbero fatto ritorno a casa in queste ore. Si tratta per l’appunto di una decisione del tribunale per i minorenni di Bologna, non recentissima, precedente ai giorni in cui è esplosa l’inchiesta. «Io oggi mi sento bene ma sono dispiaciuta per tutte quelle madri che non vedono i figli perché glieli hanno tolti. I figli devono rimanere con i genitori se ci sono le condizioni per farlo» ha detto la ragazzina confortata poi dal padre. —
E.L.T.
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