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Operazione "Yes we can", la Digos arresta "Obama" a Reggio Emilia

Operazione "Yes we can", la Digos arresta "Obama" a Reggio Emilia

Questo il nome in codice dell'indiano Singh Simranjit, ritenuto parte di un'organizzazione dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina con falsi documenti quali matrimoni simulati o assunzioni fittizie

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REGGIO EMILIA. Nella prima mattina del 23 luglio la Digos di Reggio Emilia ha partecipato ad una operazione partita da Catania e che ha visto l’esecuzione di misure cautelari nei confronti di 10 persone, metà dei quali italiani. 

I dieci sono ritenuti appartenenti ad una associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina mediante falsi documenti necessari al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno.

Così agevolando un numero indeterminato di stranieri in situazione di irregolarità sul territorio nazionale, che proprio grazie alle prestazioni illecite offerte dal sodalizio, dietro un congruo corrispettivo economico, ottenevano un titolo di soggiorno.

Nello specifico la Digos reggiana si è occupata proprio di quello che era conosciuto come “Obama”, ovvero l'indiano Singh Simranjit, classe '68. “Obama” si era trasferito già da qualche anno a Reggio Emilia da Catania. Non sposato, lavora in un’azienda agricola della provincia e vive con il fratello, anch’esso regolare.

Gli agenti, dopo lunghi appostamenti presso l’abitazione dello straniero a Gualtieri, frazione Santa Vittoria, hanno deciso di intervenire alle tre di notte perché poco dopo sarebbe uscito di casa per andare a lavorare.

Si tratta di una vicenda, spiega la Digos, che dimostra come l’escalation dei flussi migratori diretti verso l’Europa e in particolare verso l’Italia, assicurava all'organizzazione un vasto bacino di utenza. Persone domiciliate in varie parti d’Italia (da Brescia e da Siracusa) e anche in altri stati europei (fra i quali Malta e Francia) cui l’associazione garantiva il rilascio dei documenti richiesti in tempi ridottissimi per evitare ulteriori spese di trasferta e di soggiorno, in aggiunta agli onerosi prezzi delle prestazioni.

Proprio per venire incontro alle esigenza della clientela “fuori sede”, oltre ai normali pagamenti in contanti l’organizzazione criminale disponeva anche di un circuito da pagamento telematico con carte Postepay, sul quale confluivano di norma i versamenti del primo acconto in attesa del pagamento del saldo condizionato all’esito positivo della pratica: il rilascio dell’atto amministrativo come un matrimonio simulato o un'assunzione fittizia. Ovviamente, tale tariffa variava in funzione della rilevanza e della difficoltà di alterazione del documento richiesto.

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