Impianto mai realizzato Truffa ai danni della Regione
Nei guai un imprenditore reggiano 60enne incensurato e due fratelli di Cassino Hanno intascato 4 milioni di contributi attraverso un vortice da fatture false
Hanno intascato oltre 4 milioni di euro dal Fondo Energia della Regione Emilia-Romagna per un impianto di biomassa, destinato a produrre energia pulita utilizzando rifiuti e residui biologici, da realizzare nel Comune di Ostellato, nel Ferrarese. Quando però i finanziari sono andati a controllare l’impianto, quattro anni dopo l’erogazione dei contributi pubblici, hanno trovato solo uno spoglio terreno agricolo.
Ora, dopo un’indagine durata oltre un anno, la Guardia di Finanza di Reggio Emilia, coordinata dal pm Giulia Stignani, ha denunciato tre imprenditori per truffa aggravata ai danni dello Stato e per reati tributari, legati a quel giro vorticoso di fatture false che servivano a dimostrare l’acquisto di materiale per costruire l’impianto, rimasto sulla carta.
Se episodi del genere sono stati ricorrenti nella cronaca nel campo dell’energia eolica, questo è uno dei primi casi riguardanti impianti di biomassa.
Secondo gli investigatori il regista della truffa è un imprenditore di Cassino (Frosinone) di 41 anni, insieme al fratello. Nei guai è finito anche un imprenditore reggiano sessantenne, incensurato. Tutti e tre sono accusati di aver incassato indebitamente contributi regionali, per di più ai danni di un Fondo che eroga finanziamenti agevolati e a fondo perduto per sostenere la green economy.
L’indagine delle Fiamme Gialle ha messo sotto la lente d’ingrandimento tre società riconducibili agli imprenditori con sede a Roma, Farini (Piacenza) e Reggio Emilia. Due di queste società hanno dichiarato di aver sostenuto rilevanti investimenti, nell’anno 2015, per l’impianto di biomassa; la terza società è risultata aver fornito beni, materiali e lavorazioni per la costruzione della struttura.
Tuttavia secondo le conclusioni dei finanzieri, che hanno ricostruito come un puzzle i diversi passaggi burocratici ed economici dell’operazione, non c’è mai stata l’intenzione di realizzare davvero l’impianto. La rete di fatture fasulle serviva come giustificazione per le transazioni finanziarie, che hanno portato nella diretta disponibilità degli indagati oltre due milioni di euro. Contributi erogati dall’ente regionale che in realtà sono transitati sui conti correnti personali degli imprenditori indagati: come a dire, direttamente nelle loro tasche.
Al termine degli accertamenti fiscali il Tribunale di Reggio Emilia, accogliendo le il quadro accusatorio della Procura, ha emanato un provvedimento di sequestro preventivo per equivalente finalizzato alla confisca: significa che sono stati bloccati tutti i beni dei soggetti per una somma corrispondente a quella erogata dalla Regione.
Il sequestro è stato eseguito dai finanzieri reggiani per un valore totale superiore ai 4 milioni di euro. I sigilli sono scattati in due province su diciannove immobili (tra appartamenti e autorimesse), quattro assegni circolari per un importo complessivo di 180mila euro, conti correnti degli indagati per un importo di 23mila euro. —
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