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Ventasso, tanti lupi "muoiono per il bracconaggio"

Ventasso, tanti lupi "muoiono per il bracconaggio"

Il Wac del Parco nazionale: «Pratica vigliacca e vergognosa. L’uomo uccide con veleni, lacci e colpi di arma da fuoco»

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VENTASSO. Il Wac (Wolf Apennine Center) del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano è un settore di avanguardia in Italia per quanto riguarda gli studi sul lupo. Ad esempio, sta conducendo una importante azione europea per comprendere meglio il livello di ibridazione della specie e per mitigare la convivenza tra questo animale antico e temuto (a volte anche oltre la sua reale pericolosità) e le attività umane.

Questa convivenza a volte diventa conflitto. Mentre tra gli esseri umani, in tutta Italia, non si hanno notizie, negli ultimi 120 anni, di aggressioni di lupi con vittime o feriti umani, molte vittime ci sono ancora oggi – pur essendo specie protetta – proprio tra i predatori. Lo ha spiegato il Wac, che ha raccolto le immagini di numerose carcasse di lupi recuperate negli ultimi anni. «Sono solo alcuni tra i lupi morti recuperati dal Wolf Apennine Center negli ultimi anni, e che le necroscopie hanno rilevato essere stati uccisi per mano diretta dell’uomo», spiega il Wac.

«Il bracconaggio, purtroppo, rimane una causa di morte molto elevata – prosegue il Wolf Apennine Center –. Circa il 30% degli individui recuperati nelle province di afferenza del Parco nazionale (Parma, Reggio Emilia, Lucca e Massa) sono morti per persecuzione antropica attiva: veleno, laccio, colpo di arma da fuoco. Questo non significa che la stessa proporzione si possa applicare all’intera popolazione: i lupi morti per bracconaggio hanno infatti una probabilità di essere rinvenuti molto più bassa rispetto ai lupi morti per altre cause, come ad esempio la collisione con un autoveicolo, e per questo è logico ritenere che il 30% rappresenti una forte sottostima».

«Tra i lupi rinvenuti senza vita – afferma il Wac – diversi erano individui adulti e, tra questi, uno era una femmina gravida morta in un laccio, ma che probabilmente era sopravvissuta a una precedente fucilata, come ha evidenziato l’indagine necroscopica eseguita sul suo cadavere. Oggi è diventato così comune trovare un lupo ucciso per mano diretta dell’uomo che rischiamo di prendere l’abitudine di considerarlo “solo” come un numero da aggiornare sul nostro data-base, un nuovo record che si aggiunge ad una lista di casi che registriamo essere in aumento in questi ultimi anni. Dovremmo invece fermarci tutti almeno un attimo e ragionare su ciò che sta accadendo nel più totale silenzio, compreso sul fatto che quel singolo individuo probabilmente portava con sé una storia incredibilmente ricca di abitudini, conoscenze, saperi, trucchi e di rapporti sociali.Tutto questo noi lo apprendiamo anche attraverso le informazioni che ci arrivano dai radiocollari satellitari: vi assicuriamo che ad ogni fugace osservazione in natura di un lupo può celarsi una storia inimmaginabile di dispersal (dispersione, che in biologia ed ecologia significa l’insieme dei fenomeni in base ai quali un organismo vivente si separa geograficamente dalla popolazione d'origine, colonizzando un nuovo territorio, ndr) o di lotta per un po’ di spazio e per la stessa sopravvivenza».

Conclude il Wac: «Per una specie come il lupo, la perdita di un individuo adulto membro del branco determina anche la scomparsa di un bagaglio culturale fondamentale per la vita e la sopravvivenza dell’intero nucleo familiare. Noi pensiamo che il bracconaggio sia una pratica vigliacca e una vergogna per un paese civile, e con questo intervento intendiamo richiamare attenzione sull’argomento affinché vengano presi seri provvedimenti e questi episodi non rimangano nel silenzio».

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