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Villa minozzo 

Addio a don Gino Castellini per 61 anni parroco a Cerrè

A.V.
Addio a don Gino Castellini per 61 anni parroco a Cerrè

Originario di Asta, è stato protagonista della vita sociale della piccola frazione Negli anni ’50 fu determinante per costruire il campo da calcio per i giovani

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Villa Minozzo. Cordoglio nella diocesi reggiana, in particolare nella zona del Crinale, per la scomparsa di don Gino Castellini, morto a 95 anni.

Il sacerdote era molto conosciuto e stimato in particolare a Cerrè Sologno, dove ha guidato la parrocchia per ben 61 anni, a partire dal 1950. Gli ultimi tempi, in precarie condizioni di salute, li ha trascorsi a Felina, assistito dai parenti.

Don Gino era nato ad Asta di Villa Minozzo il 4 aprile del 1924, e nel 1948 era stato ordinato sacerdote. Ha trascorso i primi quattro mesi come cappellano a Rivalta. Nello stesso anno è stato nominato cappellano a Bibbiano, dove è rimasto fino all’ottobre del 1950. Il trasferimento a Cerrè Sologno, il 13 novembre del 1950, si è rivelato da subito abbastanza avventuroso: all’epoca infatti non c’erano strade, non c’erano corriere, non c’era l’acqua in casa, e l’unico “lusso” era rappresentato dall’energia elettrica. Don Castellini si era fatto subito voler bene e già poco dopo i ragazzi del posto avevano iniziato ad assediarlo letteralmente con la richiesta e la promessa formale di fare da subito il campo sportivo. D’altra parte anche don Gino era convinto della grande utilità dello sport per la formazione dei giovani e dei ragazzi, mettendo in pratica il consiglio dato ai preti dall’allora vescovo, monsignor Beniamino Socche. Trascinato dall’entusiasmo dei giovani e di tutta la popolazione, il sacerdote ha dato così inizio allo scavo per il primo campo sportivo, nell’aprile del 1951, quando gli abitanti di Cerrè Sologno erano circa 650. Solo nel 1956 arrivò poi la strada e a seguire la corriera per rendere più agevoli gli spostamenti di persone e merci.

Erano anni di espansione per Cerrè, con la realizzazione dell’acquedotto, delle scuole, dell’asilo e del caseificio sociale che contribuirono a migliorare la qualità della vita della frazione, anche se già a quei tempi era partita la migrazione dei residenti verso centri più attrezzati. Erano frequenti battesimi, matrimoni e sacramenti, mentre negli ultimi anni – amava ripetere don Gino con una vena di amarezza – «si celebrano solo funerali».

Nel 1966 era arrivata una svolta importante per il parroco, che era riuscito ad acquistare la macchina, una R4, con la quale ha poi trasportato generazioni di bambini, giovani e un’infinità di materiali. Nel corso del suo lungo mandato sono stati tanti i lavori svolti all’interno della chiesa e della canonica, che hanno comportato sì tante spese, ma solo per il materiale, perché la manodopera veniva sempre fornita dai parrocchiani. Grandi feste sono state svolte per gli anniversari della sua ordinazione, in particolare per il 60esimo, ma in generale don Castellini è stato un sacerdote attivo, che ha sempre partecipato alla vita della parrocchia e del paese.

Un affetto sincero, ricambiato da quella che lui amava definire «la mia gente», che negli ultimi anni lo aiutava negli spostamenti, sempre più difficili a causa dell’età avanzata, e che gli ha anche regalato una carrozzina. —

A.V.

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