Gazzetta di Reggio

Reggio

Dire Lgbt ma quando gli pare

Stefano Scansani
Dire Lgbt ma quando gli pare

La risposta del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani

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“Per quale motivo specificare che la coppia è gay? Il problema è la coppia gay?”.
“Gazzetta, ma dico, fate i titoli per aizzare le persone? Un titolo del tipo una bambina affidata ad una coppia rivede i genitori non faceva abbastanza scoop? Gradirei risposta, o Ci penserò due volte prima di ricomprarvi!”.


Questi due commenti postati su Facebook sono una sintesi della reazione scandalizzata e del sospetto di discriminazione che ha prodotto il nostro titolo di prima pagina, ieri: “La bambina affidata alla coppia omosessuale oggi incontra i genitori”.

Sappiamo che il terreno sul quale si è svolta e procede la vicenda degli affidi è sdrucciolevole: il mix è complesso perché i fatti hanno per protagonisti i minori e la loro tutela, famiglie di provenienza, situazioni sociali chiuse, questioni giudiziarie aperte, dibattiti sull’etica e la morale, famiglie tradizionali e arcobaleno, eterosessualità, omosessualità, genitorialità, diritti.

Semplicemente, il titolo di ieri ha fotografato una delle questioni che hanno dato origine all’inchiesta, non per il “genere” (orientamento sessuale di operatori affidanti e coppie affidatarie), ma per i ruoli che questi soggetti hanno interpretato nella trama delle storie.

Esse - le interpretazioni - sono sostanziali ai fatti degli affidi in Val d’Enza. E tralasciarle intenzionalmente in ossequio al “politicamente corretto” significherebbe non descrivere totalmente il quadro, ma ometterlo. Ometterlo? Allora sì, non sarebbe corretto (il “politicamente” in questa storia è già strumentale e spesso insopportabile di suo). È strano che il mondo omosessuale - che non è un altro mondo - ci domandi che senso abbia avuto la specificazione in quel titolo.

Eppure, con puntualità, gli omosessuali insistono nel manifestare pubblicamente la loro diversità rivendicandone giusta parità, loro che hanno inventato un acronimo che sempre più s’affastella di sigle e specificazioni, puntualizzazioni sulle tante varietà e culture di genere: Lgb, poi Lgbt, che diventa anche Lgbtq, fino a Lgbtqi. Da ostentare, ma quando gli pare.

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