In 1.500 a Casa Cervi per fare rivivere la pastasciutta, antifascista e fieramente “divisiva”
Ieri sera, da tradizione, tantissimi hanno sfidato afa e zanzare per un’iniziativa quest’anno più che mai al centro delle polemiche
l’EVENTO
ADRIANO ARATI
In mille e cinquecento insieme a tavola, per sfidare afa assassina e zanzare e per ricordare con una pastasciutta orgogliosamente “anti” e divisiva. Ha visto una partecipazione decisamente massiccia la “pastasciutta antifascista” per eccellenza, quella andata in scena ieri sera a Casa Cervi, nel complesso ricavato nell’ex podere della famiglia Cervi. Mai come quest’anno anche questa iniziativa ha fatto discutere, soprattutto in Emilia, dove diverse amministrazioni di centro-destra non hanno concesso il patrocinio alle varie edizioni locali. Il motivo? La presenza del termine “anti”, considerato divisivo dai sindaci di Mirandola, Sassuolo e Montefiorino, ad esempio.
La rete nazionale ha risposto con quasi cento eventi in tutto il paese, con pure qualche tappa all'estero.
Il principale è proprio quello ospitato ai Campi Rossi, a Casa Cervi. E non potrebbe essere altrimenti, visto che la pastasciuttata è un omaggio al festeggiamento organizzato il 25 luglio 1943 dalla famiglia Cervi dopo la notizia della caduta di Mussolini. Quel giorno, tutto il paese di Campegine venne coinvolto nella mangiata con maccheroni al burro e Parmigiano Reggiano. Per anni la pastasciutta è stata un’usanza resistenziale tutta reggiana, al massimo allargata appena fuori provincia, in questo decennio invece l’iniziativa è cresciuta esponenzialmente con oltre un centinaio di cene in tutta Italia.
A ricordare l'intera rete, le locandine di tutti gli appuntamenti, stese a fianco delle postazioni gastronomiche.
Il fulcro e la memoria rimangono qui, a ogni modo, e la presenza di tante centinaia di persone fra partecipanti e volontari lo conferma. Nemmeno uno dei giorni più caldi (e difficili da affrontare all’aria aperta) dell’anno ha fermato l’affluenza alla festa. Si è mangiato, con poderosi rinforzi a base di gnocco fritto e salumi, si è cantato, si è chiacchierato e si è ascoltato il classico giro di interventi e di esibizioni musicali sul palco principale. Menzione di merito per la determinatissima squadra di volontari e addetti, che hanno fritto gnocco, cucinato la pasta e pure cotto una forma di Parmigiano Reggiano in condizioni non delle più fresche.
Fra i sorrisi, i più malinconici erano quelli che, soprattutto nello zoccolo duro di Casa Cervi, spuntavano quando qualcuno ricordava la recentissima scomparsa di Giovanni Bigi, 91enne marito di Maria Cervi, la figlia di Antenore. Bigi, campeginese doc, è sempre stato al fianco della moglie nel suo impegno per la memoria. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
