Maxi frode fiscale sui software Indagati tre titolari di ditte reggiane
False fatture per usufruire dello sconto sulle tasse Perquisizioni e sequestri in città, a Novellara e a Boretto
Tre imprenditori reggiani – un 71enne titolare di una ditta di gestione elettronica documentale in città, un 69enne di Novellara e un 71enne di Boretto – sono stati indagati a piede libero per il reato di utilizzo di fatture per operazioni inesistenti nell’ambito una frode fiscale scoperta dalla Guardia di Finanza di Padova.
I finanzieri di Padova, insieme ad altri 70 reparti della Guardia di Finanza in tutta Italia, hanno eseguito oltre 200 perquisizioni e sequestri in relazione a questa indagine che riguarda una frode fiscale commessa da un sedicente organismo di ricerca che opera nella provincia di Padova, al fine di beneficiare di indebiti crediti d’imposta connessi alla ricerca.
Il blitz è scattato in 38 province (Alessandria, Ancona, Arezzo, Bari, Belluno, Benevento, Bergamo, Biella, Bologna, Como, Cuneo, Fermo, Frosinone, Gorizia, Lucca, Macerata, Mantova, Milano, Modena, Napoli, Padova, Pavia, Perugia, Pistoia, Pordenone, Prato, Roma, Rovigo, Salerno, Torino, Treviso, Trieste, Udine, Venezia, Verona, Vicenza e Reggio Emilia) a carico di amministratori, rappresentanti legali e consulenti di altrettante società, protagoniste della frode o beneficiarie dei crediti d’imposta illeciti.
L’indagine, iniziata due anni, ha scoperchiato il sistema ingegnoso che ruotava intorno ai sistemi informatici gestionali. I software per le imprese sono acquistabili sul mercato con regime fiscale normale (si deduce come una spesa della ditta privata). Una legge del 2015 però ha consentito alle aziende che sviluppano attività di ricerca o che acquistano sistemi informatici frutto di ricerca un credito d’imposta pari al 90%:ad esempio l’acquirente paga 100, ma in dichiarazione dei redditi detrae 90 euro. Al centro dell’inghippo Eidon Lab di Padova, un organismo di ricerca accreditato presso il Miur: l’ente acquisiva in prima persona sul mercato il sistema gestionale (senza aggiungere alcunché) e lo rivendeva alle ditte private accompagnandolo da fatture e spacciandolo per un prodotto frutto della ricerca scientifica in proprio, cosa non corrispondente alla realtà.
Questo consentiva al destinatario finale – le aziende clienti, secondo l’accusa a conoscenza dell’irregolarità – di usufruire dello sconto fiscale, quantificato in oltre 45 milioni di euro. Per l’intermediazione illecita l’ente di Padova tratteneva il 20% dell’importo: per l’accusa, il guadagno illecito. —
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