Nel capannone una discarica abusiva Scoperte 1.500 balle di rifiuti pericolosi
Blitz dei carabinieri forestali a Codisotto: immobile sotto sequestro e tre denunciati. Manca ogni documentazione
luzzara. Le indagini sono partite grazie alle segnalazioni di alcuni cittadini: sospetto, quel continuo viavai di camion in zona industriale, a Codisotto di Luzzara. Il perché lo hanno ben presto scoperto gli uomini del Nucleo investigativo del Gruppo carabinieri Forestale di Reggio Emilia, intervenuti con l’aiuto dei colleghi della stazione carabinieri di Luzzara: in un capannone in locazione da pochi mesi a una ditta di Guidizzolo (Mantova) che si occupa di rifiuti metallici erano stipati qualcosa come 1.500 balle di rifiuti di sconosciuta provenienza. E più che mai incerta destinazione. Ma il sospetto sul quale stanno lavorando gli investigatori è che quegli ammassi non dovessero andare da nessun’altra parte. Trasformando, di fatto, quel capannone in una gigantesca, e del tutto fuori legge, discarica.
IL BLITZ
Secondo i Forestali, quelle 1.500 balle – accatastate dentro il capannone, che era già stato riempito per la metà, un mucchio lungo 27 metri e alto 6 – sono da definirsi rifiuti pericolosi derivanti da autodemolitori, gestori di rifiuti plastici, cavi elettrici industriali dismessi e derivanti da industrie tessili.
Una parte consistente degli imballaggi si presentavano sporchi. Ammassati assieme a rifiuti di diversa natura: una condizioni che renderà poco semplice e sicuramente oneroso lo smaltimento.
Il sito in questione non è autorizzato alla gestione dei rifiuti. E le due persone che sono state trovate al lavoro durante il controllo – un dipendente della ditta, un moldavo di 34 anni, e un aiutante che formalmente non risulta essere dipendente della ditta, un mantovano di 47 anni – non sono stati in grado di fornire alcuna documentazione per giustificare la presenza di quei rifiuti pericolosi e non pericolosi ammassati all’interno del capannone, che si estende per circa 1.500 metri quadrati, stimati in circa 770.000 chili.
Come primo provvedimento, è scattato il sequestro preventivo di tutto.
Inoltre, sono stati segnalati alla autorità giudiziaria i due, nonché il legale rappresentante della ditta di Giudizzolo, un uomo di Bergamo di 64 anni. Devono rispondere dell’attività di gestione illecita di rifiuti pericolosi e non pericolosi mediante la realizzazione di un deposito preliminare e la messa in riserva degli stessi, in assenza della prescritta ed obbligatoria autorizzazione. Tutti, per ragioni diverse e in varia misura, sono già noti alla giustizia.
LE INDAGINI
La proprietà dell’immobile non risulta coinvolta: il capannone è quello di un’ex falegnameria chiusa per fallimento, finito in seguito all’asta e comprato da una società che poi lo ha dato in leasing a un’altra, che l’ha affittato regolarmente, lo scorso mese di giugno, alla ditta mantovana. Che avrebbe dovuto utilizzarlo, secondo quanto comunicato, per filati di cotone. Così non è stato.
Quello degli incendi dolosi ai danni di capannoni stipati di rifiuti e è un fenomeno che negli ultimi anni ha interessato in particolare la Lombardia. In altri casi, questi vengono abbandonati pieni. E lo smaltimento poi finisce col pesare sulla collettività. Un’emergenza cui anche gli investigatori reggiani hanno rivolto lo sguardo, nel timore che anche il nostro territorio potesse essere scelto per queste finalità. Ora si indaga per verificare quale sarebbe stato il destino del capannone di Codisotto, se non fossero intervenuti. —
El.Pe.
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