Gazzetta di Reggio

Reggio

Quel ragazzo travolto da un treno alla stazione, nella notte

Ambra Prati

Il misterioso episodio che ha scatenato la rivolta 

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reggio emilia. Secondo la polizia si è trattato di una disgrazia, secondo i connazionali della vittima la morte nasconderebbe qualcosa di ancora da chiarire, qualcosa di molto peggio. Illyasa Badjie,era un ragazzo di 22 anni, nato in Gambia, richiedente asilo e senza fissa dimora. È stato travolto e straziato da un treno mentre attraversava i binari a piedi, di notte. Questo è l’episodio che ieri nel tardo pomeriggio ha scatenato la rivolta dei suoi connazionali.

Alle 23.50 di mercoledì il macchinista di un Intercity Notte, proveniente da Torino e diretto a Lecce, all’improvviso si è trovato di fronte una sagoma che tentava di passare tra i binari. Nonostante la brusca frenata, l’impatto è stato fatale. In seguito all’allarme, si sono precipitati sul posto i sanitari, i vigili del fuoco, una pattuglia della Squadra Volante e la polizia ferroviaria, ma non si è potuto far altro che constatare la morte del ragazzo. E si è dovuto recuperare il cadavere del giovane, smembrato; un’operazione lunga e penosa.

Le ripercussioni sul traffico ferroviario sono state minime, poiché a quell’ora circolano per lo più convogli merci, mentre i treni passeggeri sono stati dirottati sugli altri binari. Fermo per oltre due ore, invece, l’Intercity Notte; il macchinista sotto shock è stato ascoltato dagli agenti.

Nella ricostruzione dei fatti è stata considerata la testimonianza di un addetto delle ferrovie, che ha riferito di aver visto poco prima quel giovane aggirarsi barcollante, con una bottiglia di birra in mano, nei dintorni: come se fosse ubriaco. Il caso è stato quindi considerato come una tragica fatalità: la vittima, a causa dell’alcol, non si sarebbe accorta del sopraggiungere del treno.

Gli accertamenti hanno consentito di identificare la vittima in Badjie. Il 22enne, risultato non in carico alle coop che gestiscono i richiedenti asilo, era un senzatetto che dormiva alle Reggiane.

Senza parenti – a parte un fratellastro a Cesena –, senza dimora, senza volto: nessuno che conosca la sua storia. Poco più di un nome su un documento. —

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