L’indiano interrogato «I permessi fasulli? Un favore a un amico»
gualtieri. Ha ammesso di aver fornito ospitalità a un senegalese ai fini del permesso di soggiorno, ma ha dichiarato che quel senegalese ha effettivamente vissuto con lui per qualche mese, per fare un favore ad un amico. Questa la versione – ieri durante l’interrogatorio di garanzia per rogatoria davanti al gip Luca Ramponi – di Simranjit Singh, detto Obama, indiano di 30 anni, incensurato, con un lavoro in un’azienda agricola, residente a Santa Vittoria di Gualtieri. Il 30enne è finito nella rete dell’operazione “Si può fare”, partita da Catania: un’associazione a delinquere finalizzata al redditizio giro di permessi di soggiorno falsi, con la compiacenza di agenti della polizia municipale di Catania. Singh è finito ai domiciliari per falso ideologico, ma si è dichiarato innocente. Peccato che l’amico, che nel 2016 lo aveva aiutato a stipulare un contratto d’affitto, sia il “capo” del sodalizio, Abdourahmane Seck, 51enne, senegalese, detto Berlusconi, che nelle intercettazioni si vantava di 10mila permessi in 20 anni. «Presenteremo istanza di revoca della misura al gip di Catania», ha detto l’avvocato Alessandra Bonini. —
Am.P.
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