Oggi l’ultimo saluto a don Gino riposerà a Cerrè Sologno
Funerale alle 9.30 nella “sua” chiesa. Era ricoverato da sabato per un’infezione Nel 2015 il vescovo Massimo Camisasca lo aveva nominato monsignore
VILLA MINOZZO. La camera ardente di monsignor Gino Castellini, morto a 95 anni, è stata allestita nella chiesa parrocchiale di Cerrè Sologno, dove ieri sera i parrocchiani si sono riuniti per celebrare il rosario. Il funerale sarà celebrata questa mattina alle 9.30 da monsignor Alberto Nicelli nella stessa chiesa.
IL PARROCO
Don Gino era stato ricoverato all’ospedale Sant’Anna di Castelnovo sabato scorso a causa di una dolorosa infezione. La mattina di giovedì, però, è venuto a mancare.
La notizia della scomparsa del parroco emerito di Cerrè Sologno di Villa Minozzo ha colpito molto la piccola comunità parrocchiale – oggi nell’unità pastorale “Madonna delle fonti” – cui ha dedicato il suo generoso ministero presbiterale e dove riposerà, nel cimitero della frazione. Nato nell’aprile 1924 ad Asta, nell’omonima Valle, Castellini ricevette dalla famiglia e dai seminari di Marola e di Albinea un’impronta permanente di sollecitudine che lo condurrà ad essere un prete “a vita piena”, apparentemente serio, ma con quella serenità d’animo che lo ha reso accetto e ben gradito a tutti coloro che incontrava.
Ordinato sacerdote il 29 giugno 1948, don Gino fu subito inviato come vicario cooperatore nella parrocchia di Bibbiano, accanto al parroco monsignor Cesare Spallanzani. Qui resterà fino al 1950, per diventare poi parroco di Cerrè Sologno.
Senza fretta, ma con un impegno diuturno, riuscì a organizzare il “piccolo clero” e l’Azione cattolica, realtà dai numeri contenuti, ma incisive nel piano pastorale avviato da don Gino.
Educato, come usava allora nei seminari diocesani, a concepire il rapporto con la parrocchia come un abbraccio a vita, nonostante le difficoltà anche materiali, non pensò nemmeno di chiedere una destinazione più comoda o più remunerativa. Così Cerrè Sologno, con la sua piccola chiesa di San Pietro, sarà la “sua” parrocchia, ove vorrà restare come collaboratore pastorale anche una volta diventato, nel 2011, parroco emerito.
Il diacono Giacomo Casoli, che gli è stato accanto negli ultimi sette anni, quando don Gino, consumato ma non vinto dalla malattia, cominciava ad avere difficoltà nella celebrazione della messa, lo descrive con tre pennellate: uomo “maturo” e del consiglio, che unisce alla saggezza umana la sovrannaturale sapienza del Vangelo e che perciò è un ottimo direttore di spirito e apprezzato confessore; un prete “H24”, che divide la sua giornata tra l’attività pastorale in parrocchia (e ben volentieri, invitato, anche nelle parrocchie limitrofe), la preghiera, lo studio; un parroco che ha come famiglia tutti i suoi parrocchiani e nello stesso tempo che tutti accolgono come persona di famiglia.
Durante l’assemblea del clero del 16 aprile 2015 il vescovo Camisasca gli aveva fatto pervenire la nomina a Monsignore. —
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