Gazzetta di Reggio

Reggio

scuola / 1 

Studenti con disturbi di apprendimento: un boom, più 183%

Luciano Salsi

La percentuale più alta negli istituti professionali Appello dei presidi: «Servono interventi più tempestivi»

3 MINUTI DI LETTURA







. La crescita esponenziale (più 183% negli ultimi sei anni) degli alunni con disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa), di cui l’Ufficio scolastico regionale ha dato recentemente notizia, raggiunge l’apice negli istituti professionali. È il caso, ad esempio, del Galvani-Iodi, la scuola reggiana sede del Cts, il Centro territoriale di supporto per i bisogni educativi speciali.

Qui gli iscritti con disturbi specifici dell’apprendimento arrivano a 180 su un totale di un migliaio. È una quota del 18%, più che tripla rispetto al 5% calcolato sull’insieme della popolazione scolastica della nostra provincia, dove dalle scuole dell’infanzia alle superiori si contano quasi quattromila Dsa. Una concentrazione così elevata si spiega in primo luogo con il fatto che le scuole medie orientano questi alunni verso gli indirizzi professionali piuttosto che verso i liceali e i tecnici.

Inoltre il diffuso ritardo nell’attuazione della legge 104 ha fatto sì che molte segnalazioni di Dsa venissero fatte dopo la licenza media. Giova chiarire che questi ragazzi non sono portatori di handicap.

nessun handicap

Spesso, anzi, hanno quozienti intellettivi superiori alla media, ma soffrono di disturbi cronici che compromettono le abilità strumentali agli apprendimenti scolastici a causa di congenite disfunzioni neurobiologiche. Si tratta della difficoltà ad apprendere la lettura (dislessia) e/o la scrittura (disgrafia), l’ortografia (disortografia), la compitazione e il calcolo (discalculia).

L’incomprensione dei loro problemi li esponeva in passato a un percorso scolastico molto travagliato ma dal 2010 la legge 104 prevede per loro dei piani didattici personalizzati, con strumenti compensativi e misure dispensative. Sono piani diversificati non negli obiettivi dell’istruzione, identici a quelli della loro classe, ma nelle modalità dell’esecuzione applicativa. La loro adozione non garantisce la promozione, ma evita gli inciampi non dovuti a scarsità di comprensione e impegno. Fra i genitori si riscontra ancora il timore che dalla segnalazione di Dsa derivi uno stigma sociale. Perciò sono talora riluttanti a dare il richiesto e necessario consenso. Devono essere gli insegnanti a rassicurarli, una volta rilevata l’esistenza del disturbo, che si manifesta chiaramente già in terza elementare.

La legge, però, ha richiesto qualche anno di rodaggio per essere applicata a pieno regime e ancor oggi in alcune scuole elementari la quasi assoluta assenza di bocciature fa sì che il problema sia trascurato e scaricato sulle scuole medie e superiori.

«intervenire subito»

«La scuola primaria – osserva Daniele Cottafavi, dirigente dell’istituto comprensivo Pertini 2 – deve intervenire tempestivamente. Nel mio istituto lo fa con molta attenzione applicando lo screening del progetto “Un credito di fiducia” predisposto in collaborazione con l’università. I ragazzi vengono sottoposti a specifici test, i cui esiti li collocano in tre fasce, verde, gialla e rossa, di crescente gravità. I genitori degli alunni in fascia rossa sono invitati, ma non obbligati, a sottoporli agli esami di carattere sanitario, che possono essere eseguiti anche da strutture private, ma devono in ogni caso essere validati dal servizio pubblico di neuropsichiatria infantile. Ne segue la predisposizione del piano didattico personalizzato condiviso dalla scuola, dall’Usl e dalla famiglia».

Se la diagnosi di Dsa non viene fatta prima i nodi vengono al pettine nel primo anno delle superiori, la classe con il più elevato tasso di selezione. «Ci troviamo in prima – osserva Maria Dall’Asta, dirigente del Galvani – parecchi ragazzi non segnalati. Spetta alla sensibilità dei docenti individuarli, contattare i genitori per consigliare gli esami all’Usl e, quindi, adottare il piano didattico personalizzato. Il rapporto con le famiglie è fondamentale. Se c’è dialogo, si riducono i contenziosi. Nella mia scuola attualmente non ne ho». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google