Maltrattamenti, una maestra può tornare a scuola
Il Riesame revoca il divieto alla 56enne. L’avvocato Bucchi: «Manca la gravità indiziaria. L’educatrice si è commossa»
SCANDIANO. Può tornare a scuola una delle due insegnati della scuola materna statale Spallanzani di Scandiano accusata con la collega di maltrattamenti aggravati in danno a minori. Le indagini dei carabinieri, coordinate dal sostituto procuratore Valentina Salvi, avevano portato all’emissione del divieto di frequentare tutte le scuole della provincia a due insegnanti, disposto dal giudice per l’indagine preliminare Giovanni Ghini. Il ricorso presentato dal difensore della 56enne, l’avvocato Domenico Noris Bucchi, è stato infatti accolto dal tribunale del Riesame.. Non ci sono ancora le motivazioni, ma il legale fa sapere di «aver fatto leva sulla mancanza della gravità indiziaria». «Saputo dell’esito del ricorso la mia cliente si è commossa, contenta per la decisione, ma molto provata perché ha sempre detto che lei ci tiene al suo lavoro, svolto sempre in maniera professionalmente corretta. A cui ha dedicato tutta la vita».
Le indagini avrebbero documentato strattoni e spinte, frasi anche con connotazioni razziste rivolte ai bambini, parole che spesso sottintendono una vaga minaccia, bambini afferrati per un braccio alzati con forza e in un caso un bimbo sbattuto a terra finché non si mette a piangere e un altro che, urinatosi addosso, veniva lasciato in bagno per una decina di minuti «perché deve sentirsi a disagio».
Entrambe le indagate durante l’interrogatorio di garanzia avevano scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere in tribunale a Reggio Emilia davanti al gup Luca Ramponi. Questo perché, avevano affermato entrambe le difese, il materiale ancora da vagliare messo agli atti dall’accusa era corposo e il tempo a disposizione era troppo risicato tra l’emissione della misura e l’interrogatorio. Il gip Ghini aveva emesso il provvedimento con l’ordinanza in cui spiegava che i «maltrattamenti hanno una naturale proiezione nel tempo, tanto più qui, dove esprimono una scelta per così dire di principio, i bambini più o meno irrequieti vanno tenuti a bada costi quel che costi».
Poi il giudice allargava il concetto dei metodi educativi sopra le righe per motivare le misure restrittive applicate: «Niente di più facile, allora, che, se non gli stessi, altri bambini vengano presi mira. Il pericolo non è solo concreto, ma attuale: anche se l’anno scolastico è finito, la ripresa non tarderà a venire, e non è escluso nemmeno che le due insegnanti possano essere impiegate in attività estive». —
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