Nutrie da “fucilare” L’altolà arriva dal Tar
I giudici annullano l’ordinanza urgente di abbattimento Comune condannato a pagare le spese processuali
GATTATICO. Nulla da fare per quei cacciatori che stavano preparando le doppiette per sparare alle nutrie. Eh sì, la campagna di abbattimento, nell’area di Gattatico e nelle frazioni, per diminuire il numero dei mammiferi, roditori, originario del Sudamerica che proliferano nei fossi e canali e che devastano gli argini, sarebbe avvenuta a fucilate. . E invece no. Armi da riporre nell’armadio perché il Tribunale amministrativo dell’Emilia Romagna, sezione di Parma, ha accolto il ricorso presentato dall’associazione animalista Vittime della caccia, sede a Roma, che chiedeva l’annullamento dell’ordinanza sindacale d’urgenza, emessa il 5 marzo scorso, e firmata dall’ex sindaco Gianni Miola. I giudici del Tar hanno anche condannato il Comune – che, per altro, non si è nemmeno costituito – a pagare 500 euro di spese processuali: un’inezia dal punto di vista economico, un segnale importante per tutte quelle associazioni ambientaliste-animaliste che cercano di contrastare questi tipi di abbattimenti. «Siamo arrivati a emettere l’ordinanza – spiega Maiola – dopo le numerose e frequenti lamentele da parte di cittadini e soprattutto di agricoltori che ci segnalavano argini di fossi e canale devastati dalle nutrie. Inoltre si riproducono a ritmi incredibili, la popolazione aumenta in continuazione e non si riesce a tenere sotto controllo».
Se la campagna di abbattimenti fosse partita, la “sentenza capitale” sarebbe stata consegnata alla polizia provinciale che avrebbe poi delegato le doppiette. E invece no, sarà per un’altra volta.
Secondo la giustizia amministrativa, sono mancati i presupposti dell’urgenza nell’emissione dell’ordinanza. Per la verità il 12 giungo scorso, i giudici hanno richiesto al Comune una relazione «circa i fatti in causa, da depositare nel termine di 20 giorni». Ma la relazione non è mai stata inviata – si suppone – causa elezioni.
Dunque, in assenza della spiegazione dei motivi che avrebbero determinato l’urgenza, il Tar ha seguito la giurisprudenza consolidata, secondo la quale devono ricorrere «situazioni di eccezionalità, la cui sussistenza deve essere suffragata da un’adeguata istruttoria e da una congrua motivazione, non fronteggiabile con gli strumenti giuridici ordinari».
Per i giudici del Tar, i ritmi di riproduzione delle nutrie e i danni che provocano agli argini dei corsi d’acqua «identificano un’emergenza nota da tempo e priva, pertanto, dei necessari connotati di imprevidibilità e urgenza». —
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