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Decine di petizioni online e pagine social su Bibbiano

Leonardo Grilli
Decine di petizioni online e pagine social su Bibbiano

Il paese al centro di raccolte di firme sul web nelle quali si chiede «verità». Ma non mancano nuovi gruppi Facebook. E i cantanti continuano a dire la loro

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REGGIO EMILIA. L’indagine sui presunti affidi illeciti di bambini da parte dei servizi sociali della Val d’Enza ha fatto conoscere all’opinione pubblica nomi di amministratori, psicologi e associazioni coinvolte a vario titolo nell’inchiesta Angeli e Demoni. Uno su tutti è però diventato – suo malgrado – il simbolo di questa vicenda: Bibbiano, il Comune reggiano nel quale hanno la sede principale i servizi sociali dell’Unione Val d’Enza.

Bibbiano è diventato, sui social e nelle dichiarazioni dei politici, la parola con la quale rimandare immediatamente, nell’immaginario collettivo, all’inchiesta della Procura sugli affidi.

E più l’interesse del Paese si concentrava sul piccolo territorio reggiano da poco più di 10mila abitanti, più su internet gli hashtag “#veritàperbibbiano” e “#veritàsubibbiano” salivano in tendenza, diventato fra i più twettati e postati in Italia. In parallelo si è sviluppato anche un secondo fenomeno: quello delle petizioni online, tutt’ora aperte alla ricerca di firmatari, almeno sul web.

Il sito più sfruttato è quello di change.org, che permette di creare delle raccolte firme sottoscrivibili con un semplice click. Qui la petizione con più adesioni – fino a ieri più di 29mila, ma sono in continua crescita – è quella lanciata il 17 luglio da Luca Angelo Ferrari dal titolo “per l’istituzione di una commissione di inchiesta sui fatti di Bibbiano” e diretta al Capo dello Stato e alle forze politiche.

Al secondo posto per numero di firme – poco meno di mille – la petizione lanciata da “Redazione Centro-destra.it”, che chiede più in generale «una commissione d’inchiesta parlamentare sull’infanzia». Da qui si apre un microcosmo di micropetizioni – da qualche decina di sottoscrittori l’uno – dai titoli più o meno simili ma dagli intenti non altrettanto chiari come “Il grido degli innocenti di Bibbiano”, che chiede ad esempio di «non tacere ai poteri forti che strappano via i bambini alle famiglie» e «asciugare le lacrime dei genitori ma soprattutto dei bambini».

Altre, invece, sono piuttosto didascaliche e chiedono tutte la stessa cosa: «parlare di Bibbiano» contro «le censure di tv e giornali». I titoli vanno dal “Che non cali il silenzio su Bibbiano” ai più tradizionali “Parlate di Bibbiano” e “Parlateci di Bibbiano”, fino alle due raccolte firme “Giustizia per i bambini di Bibbiano” e “Vogliamo la verità sulle case famiglia - Bibbiano”.

Chiuso il capitolo petizioni si apre quello Facebook, la piattaforma più utilizzata per veicolare notizie – più o meno vere e verificate – sull’inchiesta Angeli e Demoni. Qui sono nati come funghi gruppi e pagine a tema bibbianese. I più attivi sono senza dubbio i primi, i gruppi, per entrare nei quali è spesso necessaria l’iscrizione e l’approvazione da parte degli amministratori.

Con una media di oltre dieci post al giorno, su Facebook si trovano ad esempio “Parliamo di Bibbiano”, “Angeli e Demoni: per non dimenticare Bibbiano”, “Giù le mani dai bambini!”, “Bambini sottratti dall’ingiustizia” o “Liberi subito!!! Facciamo tornare a casa i bambini rapiti dallo Stato”. Non da meno sono le pagine Facebook, quali “Bibbiano la fogna degli orchi” e “Bibbiano non tace”. Luoghi che spesso si trasformano in contenitori di propaganda, fake-news o post omofobi.

Ma all’eco mediatico di Angeli e Demoni non hanno resistito neanche i cantanti o i loro social media manager. La prima a parlare è stata Laura Pausini, alla quale ha fatto seguito Nek. Dopo di loro, ma per criticare la politica che «strumentalizza i bambini», è stato il turno di Fiorella Mannoia, per concludere poi con Ornella Vanoni, che aveva twittato: «I colpevoli in galera senza processo».

Tutto questo discutere di Bibbiano ha finito per coinvolgere anche Google. Tanto che, scrivendo “Bibbiano” nel motore di ricerca, le parole suggerite in seguito sono “scandalo”, “caso”, “Pd” “bambini cosa è successo” e, ovviamente, “dove si trova”.

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