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Reggio Emilia, esce di casa per fare footing e si accascia: muore a 53 anni Stefano Anceschi

Ambra Prati
Reggio Emilia, esce di casa per fare footing e si accascia: muore a 53 anni Stefano Anceschi

Malore fatale al Campo di Marte per Stefano Anceschi, sportivo e in buona salute. Era molto conosciuto per l’assistenza ai malati in dialisi. Domani l’addio a Rivalta

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REGGIO EMILIA. È uscito di casa di buon mattino per andare a fare footing evitando le ore più calde. Pochi minuti dopo, al Campo di Marte, ha accusato un malore e si è accasciato a terra. Il soccorso dei passanti e l’arrivo dell’ambulanza a sirene spiegate si è rivelato inutile: Stefano Anceschi, 53 anni, detto “Hulk”, è morto così, all’improvviso e in modo imprevedibile, tanto più per un uomo che per la sua prestanza fisica e il suo amore per lo sport si era aggiudicato quel soprannome scherzoso tra gli amici.

Reggiano doc, originario di via Emilia Santo Stefano, dopo aver frequentato le scuole medie Anceschi ha iniziato subito, a 15 anni, a lavorare come magazziniere in un’azienda specializzata nell’elettronica e l’amplificazione sonora. Per qualche anno si è messo in proprio gestendo un negozio di alimentari a Zurco di Cadelbosco Sopra. Negli ultimi decenni lavorava alla ItaliAssistenza, un’impresa nazionale con una sede in città che si occupa di assistenza medica e domiciliare dei macchinari per la dialisi e il diabete. Il 53enne era uno dei tecnici che forniva assistenza 24 ore su 24: perciò era molto conosciuto dai reggiani, che si rivolgevano a lui, sempre reperibile, per risolvere i problemi.

Stefano abitava nel quartiere di via Roma, in centro storico. Venerdì scorso, alle 7.30, è uscito di casa per andare a correre, ignaro di andare incontro ad una disgrazia inaspettata. «È stata eseguita l’autopsia per capire se fosse affetto da una patologia pregressa – ha spiegato la sorella Elena – Secondo i medici è probabile che si sia trattato di un infarto. Non riusciamo a farcene una ragione: Stefano mangiava sano, era allenato, non fumatore».

Un malore che non ha mai avuto avvisaglie. «Stefano era uno sportivo, con un fisico forte – ha proseguito la sorella – Tifoso sfegatato della Juventus, praticava calcio con la squadra di amatori “Over anta”, che spesso gioca a Rivalta. Un’altra sua passione erano le immersioni in apnea e la pesca subacquea». Il 53enne attendeva con impazienza le vacanze, che per lui sarebbero scattate il primo settembre, per recarsi a Levanto, in Liguria, sua meta abituale in tutte le stagioni. «Era entusiasta, aveva già comprato un nuovo fucile subacqueo e la canoa».

Dal punto di vista caratteriale, la sorella Elena («noi fratelli e sorelle siamo molto uniti, visto che nostra madre è morta ad appena 36 anni») descrive il 53enne come «sempre sorridente, solare, positivo, altruista. Aveva il dono della parola giusta al momento giusto. Non sopportava le ingiustizie, si schierava sempre dalla parte dei più deboli. Si informava su tutto, rifiutandosi di giudicare». Interessi che lo hanno indotto a impegnarsi in prima persona nelle iniziative anti-vaccino. «Ha partecipato anche ad una manifestazione a Roma, insieme alla figlia piccola».

Lo scomparso lascia nel dolore il figlio Federico, 25 anni, avuto da una precede relazione, la moglie polacca Lucja e la figlia Vittoria di 3 anni, i fratelli e sorelle Cristina, Luca, Elena e Marco e i numerosi nipoti. Oggi a partire dalle 14 si aprirà la camera ardente al Santa Maria Nuova. Domani, con partenza alle 14.30 dall’arcispedale, avrà luogo il funerale nella chiesa parrocchiale di Rivalta.

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