Scandalo affidi, minacce ai giudici del Tribunale Minorile. Spadaro: «Basta sciacallaggio»
Il presidente contro la notizia dell’allerta di Reggio inascoltata a Bologna: «Il minore non è stato mai allontanato, era in comunità con la madre»
REGGIO EMILIA. Sui fatti di Bibbiano «mi ero imposto di tacere per il riserbo che deve contraddistinguere un magistrato ma la campagna di odio che questa vicenda sta scatenando mi impone di intervenire anche perché sono preoccupato per la sicurezza e l’incolumità dei giudici minorili». Così, il presidente del Tribunale per i Minorenni di Bologna, Giuseppe Spadaro, è intervenuto ieri sera ai microfoni del telegiornale della Tgr Emilia-Romagna sull’inchiesta “Angeli e Demoni”, e precisamente su un’allerta lanciata dalla Procura di Reggio su un affido, che sarebbe rimasta inascoltata dal Minorile.
Notizia che ha portato a minacce dirette ai giudici bolognesi. «Se vi sono stati assistenti sociali infedeli - argomenta - sarà accertato in sede giudiziaria e devono essere puniti severamente ma non consentirò più a nessuno di fare opera di sciacallaggio, lo devo anche a quei bambini». La notizia, emersa sabato, parlava dell’allontanamento di un bambino dalla propria famiglia nonostante la Procura reggiana avesse segnalato che gli atti relativi alla sua situazione familiare erano falsi.
«Il minore - spiega Spadaro - non è stato mai allontanato» ma messo in protezione «insieme alla madre in una comunità». Dalla quale, riporta la Tgr Emilia-Romagna, sono tornati a casa negli scorsi mesi.
Sulla vicenda interviene anche la Procura del Tribunale dei minori di Bologna, sostenendo che dalla procura di Reggio Emilia non è mai arrivato un cenno alla falsità delle relazioni dei servizi sociali. Lo dice Silvia Marzocchi, procuratore presso il Tribunale dei Minori di Bologna, in una dichiarazione a proposito del caso di un bambino il cui affido era stato revocato alla famiglia nello scorso novembre. La Procura di Reggio aveva comunicato al tribunale dei minori che non erano emersi maltrattamenti. «La notizia - dice Marzocchi -non rispecchia la realtà dei fatti. La Procura di Reggio Emilia comunicò alle autorità giudiziarie minorili che non erano emersi elementi per procedere a carico del padre del minore per il delitto di maltrattamenti. Nessun cenno alla ritenuta falsità delle relazioni dei servizi sociali». In ogni caso, precisa la Procura dei Minori, quando la delicata indagine è deflagrata sui giornali il bimbo - che non è mai stato allontanato dalla famiglia - era con entrambi i genitori.
«Si è trattato - prosegue ancora Marzocchi - di rituale comunicazione dell'esito delle indagini preliminari, necessaria quando esse vedono coinvolto un minore. La Procura minorenni ha trasmesso il documento al Tribunale, che, a sua volta, aveva ricevuto identica informazione. All'esito dei successivi accertamenti svolti da quell'ufficio, avendo comunque rilevato una situazione di oggettivo disagio e pregiudizio del minore (che ovviamente non sempre assume rilievo penale) il Tribunale disponeva la protezione del bimbo sotto forma di accoglienza, insieme alla madre che accettava, presso una struttura protetta. Il padre a sua volta aderiva ad un percorso riservato agli uomini maltrattanti. Trascorsi cinque mesi e valutato il miglioramento della complessiva situazione famigliare, il nucleo veniva nuovamente riunito presso la propria abitazione».
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