«A Reggio c’è un sistema opposto a quello contestato nelle indagini»
Il Comune prende le distanze dal modello sotto la lente della Procura: «Noi supportiamo le famiglie»
«La scelta del Comune in questi anni è stata per certi aspetti di segno opposto a quella contestata sul caso Angeli e Demoni. Noi abbiamo investito fortemente in due direzioni: proteggere il minore e supportare la famiglia». L’assessore al Welfare, Daniele Marchi, ieri in sala Tricolore nel rispondere a due interpellanze di Claudio Bassi (Forza Italia) e Paola Soragni (M5s), sull’affido dei minori, non ha mai citato i Servizi Sociali della Val d’Enza, ma ne ha preso le distanze, chiarendo subito le differenze e affermando «come la logica seguita di servizi sociali del capoluogo sia stata quella di supportare la famiglia e arrivare all’affido solo come extrema ratio. Di fronte a situazioni gravi in cui è necessario intervenire, il metodo è quello dell’accordo e del consenso con i genitori, cosa che avviene nella maggioranza dei casi».
Poi l’assessore ha aggiunto che il Comune di Reggio «non intrattiene allo stato attuale rapporti con il Centro studi Hansel e Gretel, che ha collaborato in anni passati a due iniziative formative e seminari con l’Ausl reggiana» e ha dato massima disponibilità ad approfondire questi temi nella Commissione consiliare Welfare non appena sarà insediata.
I DATI
Con queste premesse, e alla presenza anche del sindaco Luca Vecchi, Marchi ha poi fornito i dati su minori e nuclei seguiti dai Servizi sociali, che sono passati dai 3.642 del 2014 ai 4.294 del 2018, mentre sono 262 i minori in affido nel 2018. «Contestualmente alla sperimentazione avviata dal 2011 – ha sottolineato – a fronte dell’aumento della presa in carico ha visto un calo dei minori in affido, passando dal 7 al 6% e una crescita dall’1,5 al 6% degli interventi educativi a supporto delle famiglie e dei minori». Si tratta per lo più di interventi educativi nel contesto familiare per potenziare le competenze genitoriali e socio educative.
Affidi
Rispetto all’affido «sui 262 minori interessati, in 127 casi si tratta di affidi giudiziari a tempo pieno su dispositivo del Tribunale dei Minori, sono 133 quelli richiesti dalle famiglie e realizzati con il consenso dei genitori, mentre solo in 7 casi di affido a tempo parziale, non c’è stato l’accordo con le famiglie ma che su questi vige un decreto del Tribunale. I minori seguiti e i loro nuclei familiari sono stati supportati a domicilio con interventi economici per integrare il reddito, doposcuola e azioni di inclusione sul territorio, compreso l’esperimento con la loro partecipazione a due campi estivi», ha detto l’assessore. Marchi ha evidenziato come siano in costante aumento i minori seguiti insieme ai loro nuclei dal Servizio sociale, «passando dai 3.600 del 2016 ai 3.809 del 2017 e ai 4.294 del 2018», ma con «una progressiva riduzione negli anni degli inserimenti in comunità a fronte di un forte investimento sul sostegno educativo intensivo anche in situazioni di gravi carenze genitoriali: la sperimentazione è partita nel 2011 e nel primo anno si ebbero a Reggio 11 situazioni, sette anni dopo, nel 2018, sono state 266».
Da ultimo ha parlato delle famiglie affidatarie che nel 2018 sono state 226 a fronte di 260 affidi e che il loro numero è insufficiente rispetto al fabbisogno.
Marchi ha poi concluso sottolineando che «nel Comune di Reggio non ci sono case famiglia e che il monitoraggio è effettuato da una equipe composta da assistenti sociali, educatori e psicologi dell’Ausl che si riunisce una volta al mese in ogni Polo». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
