Il caso porcilaie su “The Guardian” dà voce alla protesta del comitato locale
Intervista a Martorelli: «Gli odori peggiorano la mia malattia». I titolari denunciano i danni economici subìti per le lamentele
CADELBOSCO SOPRA. Anche il quotidiano inglese “The Guardian” si è interessato al caso degli allevamenti intensivi che avrebbero dovuto insediarsi sul territorio comunale.
Operazione spesso criticata dal comitato “Aria Pulita per Cadelbosco” che, nell’articolo del giornale britannico viene accusato dai titolari degli allevamenti suinicoli come causa del mancato insediamento, dovuto non alla scarsità di terreni su cui espandersi, ma alle proteste del comitato.
Tom Lewitt, il giornalista che firma l’articolo dal titolo “L’odore, il rumore, la polvere: il mio vicino, l’allevamento”, ha intervistato anche Adalgisa Martorelli, 55 anni, cadelboschese che soffre di una malattia respiratoria che «peggiora in presenza di forti odori».
La donna, moglie di Claudio Giacca, presidente del comitato Aria Pulita, «è stata più volte costretta a lasciare la sua casa durante lo spandimento dei liquami ad opera di due allevamenti suinicoli locali, l’azienda agricola Fontanelle di Ferrari & C e l’allevamento azienda agricola Tenuta Vincenzo – è scritto nell’articolo –. Ha inoltre subito diversi ricoveri e talvolta è costretta ad utilizzare una maschera d’ossigeno a casa».
«Non ci sono, ad oggi, evidenze mediche di un legame tra la sua malattia e l’inquinamento prodotto dalle due aziende – prosegue “The Guardian” – ma la signora Martorelli afferma che le sue condizioni sono migliorate da quando la seconda azienda ha smesso di spandere letame nel campo vicino a casa sua. Dieci anni fa la signora Martorelli ha creato un piccolo comitato locale assieme ad altri abitanti del paese (comitato Aria Pulita per Cadelbosco) che ha documentato lo sversamento di liquami della prima azienda agricola Fontanelle snc di Ferrari & C, nei canali locali. L’azienda è stata costretta dalle autorità locali a sospendere gli spandimenti per cinque anni in una parte dei campi circostanti e ridurre il numero di suini da 12.500 a 3.899. I proprietari dell’azienda agricola – scrive Lewitt – riferiscono che le presunte fuoriuscite di liquami “erano state causate dalla rottura di tubi, evento molto raro”. Dicono inoltre che “la riduzione del numero di suini non era correlata agli spandimenti di liquame, ma a causa delle lamentele del Comitato Aria Pulita”. Affermano inoltre di aver “monitorato le emissioni dell’azienda agricola”, che, secondo loro “sono inferiori alla media italiana ed europea per gli allevamenti di suini”. Il secondo allevamento di suini di proprietà della Tenuta Vincenzo srl – scrive ancora il giornalista inglese – è stato autorizzato ad espandere il numero di suini da 2.000 a 7.000. Il comitato Aria Pulita si oppone a ciò. “Sono terrorizzata dalla nuova richiesta di allargamento. Se questo avverrà, probabilmente non sarò più in grado di vivere qui e dovrò decidere di lasciare la mia casa”, ha affermato la Martorelli a "The Guardian. Il proprietario dell’azienda agricola Dario Gualini ha detto al “Guardian” di aver ricevuto le autorizzazioni ambientali per l’espansione e che ne avrebbe monitorato l’impatto. E ha aggiunto: «Abbiamo adottato le migliori tecniche nel campo del benessere animale e della protezione dagli odori e dall’inquinamento ambientale. Siamo convinti, dato che le autorità ci hanno rilasciato i permessi, che la nostra struttura in futuro sarà presa d’esempio per le ottime condizioni sia per gli animali che per l’uomo». —
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