Mi chiamo Catellani Emillo, difendo il mio paese»
«Mi chiamo Catellani Emillo, per favore lo scriva bene con due elle, ci tengo al mio nome». Si è presentato così il neo vice sindaco di Bibbiano: cognome e nome e la richiesta cortese ma ferma, di veder scritto correttamente il suo nome insolito e forse frutto di un errore di trascrizione all’anagrafe. Fino a poche settimane fa l’assessore anziano Emillo aveva manifestato l’intenzione di ritirarsi dalla politica attiva per ragioni personali. Poi l’inchiesta Angeli e Demoni che ha travolto la Val d’Enza e soprattutto il suo Comune, l’ha obbligato a restare al suo posto e affrontare l’invasione dell’orda dei leoni da tastiera del web e i media nazionali e locali calati a Bibbiano al seguito del ministro Salvini. E non si è fatto travolgere in quella guerra ad armi impari tra un umile amministratore di qualche migliaio di abitanti e il web, con i suoi infangatori e forcaioli seriali, la speculazione politica e il circo mediatico nazionale imbastito intorno alla squallida vicenda. Una storiaccia in cui le nefandezze di alcuni - saranno le carte processuali a stabilire la verità giudiziaria - si sono trasformate in un’onta di colpevolezza per tutta la comunità. A parlare con Salvini, non c’era il neo sindaco di Bibbiano Tognoni, quel giorno in Trentino, così come qualche sindaco della Val d‘Enza che ha preferito essere impegnato altrove. C’era Emillo che anche nei giorni successivi si è caricato sulle spalle il compito di difendere il suo Comune e la sua gente. Con la fascia stretta nervosamente tra le mani e che poco prima aveva indossato per incontrare Salvini, è stato, unico tra gli amministratori Pd della Val d’Enza, a dire quello che pensava e che si sentiva abbandonato dal Pd nazionale.
Magro, quasi arcuato, tirato e due occhi incavati in un viso affilato il vice sindaco Emillo, con quella forza pacata degli umili ha difeso e continua a farlo con fermezza e fierezza la sua Bibbiano. Quella che lui conosce, che non è fatta di mostri e di orchi, ma di quella gente emiliana che ha accolto e ascoltato tutti. Emillo ci ha messo la faccia e a differenza di navigati politici, non ha eluso le domande ma risposto con la pacatezza e la consapevolezza di rappresentare e difendere tutti i suoi concittadini. Anche quando è arrivata la domanda sul Pd, il suo partito. A fatica ha dovuto scegliere se difendere il suo partito o dire quello che sentiva e viveva come un torto. Una risata nervosa, quasi a prendere tempo, poi l’affondo: «Un po’ di appoggio in più a livello nazionale ci avrebbe fatto piacere. A livello locale c’è stato e questo mi fa piacere evidenziarlo».
Non ha risposto da amministratore o da politico, ma da bibbianese ferito, da cittadino tra cittadini, frustrato dall’essere additato come chi vive in un paese che in pochi giorni si è trasformato dall’essere (la definizione è un po’ pomposa) la culla del Parmigiano Reggiano, in una comunità di orchi in cui sono tutti colpevoli e conniventi. Niente di nuovo. Era accaduto anche a Brescello dove da un giorno all’altro tutti si sono ritrovati addosso l’etichetta di mafiosi. —
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