Dopo Aemila l’antimafia confisca 187 immobili a Giuseppe Pallone
Colpito dal decreto l’imputato condannato nel processo Il suo patrimonio, del valore di 6 milioni, passerà allo Stato
REGGIO EMILIA. Gli hanno portato via 187 immobili. Un patrimonio tra i più rilevanti, quello confiscato a Giuseppe Pallone dalla Direzione investigativa antimafia di Bologna, che sta mettendo nelle mani dello Stato i beni dell’imputato già condannato a 5 anni nell’abbreviato del processo Aemilia.
La Dia a Reggio Emilia ha confiscato le quote della Aurora Building srl e della K1 srl, società che hanno sede in via Zacchetti e già finite nel mirino di Aemilia. Si tratta di aziende in cui sarebbe confluito anche parte del denaro della cosca di ’ndrangehta Grande Aracri, che le ha usate per reimpiegare i profitti generati dalle attività illecite.
La confisca totale è però spalmata su più province e coinvolge anche sostanze intestate alla moglie e a una figlia di Pallone. Riguarda infatti beni mobili e immobili per un valore complessivo stimato in circa sei milioni e duecentomila euro.
Pallone, cinquantaquattrenne pregiudicato, è originario di Cutro ma è domiciliato a Parma. Nello specifico, in esecuzione del provvedimento di confisca emesso dal Tribunale di Bologna sulla base della proposta di misura di prevenzione avanzata dalla Procura, scaturita dagli accertamenti patrimoniali e finanziari svolti dalla sezione operativa Dia di Bologna, sono stati sottoposti a confisca 187 immobili, tra fabbricati e terreni situati in Emilia Romagna, Puglia e Calabria, 5 società, un’impresa individuale e diversi beni mobili, oltre a numerosi rapporti bancari.
Pallone, si era trasferito in provincia di Parma nel 1992 ed è stato arrestato nel 2015 nell’ambito dell’operazione Aemilia per associazione di tipo mafioso, reimpiego di capitali di provenienza illecita ed estorsione, avendo agito al fine di agevolare la ’ndrangheta e in particolare la cosca Grande Aracri di Cutro.
Pallone risulta aver concorso in importanti operazioni illecite, con investimenti di ingenti somme di denaro (ritenute provento di delitti di natura mafiosa) e in complicità con esponenti di vertice del sodalizio ’ndranghetistico emiliano (tra cui Giuseppe Giglio, Salvatore Cappa e Romolo Villirillo), fornendo un rilevante contributo nell’affare Sorbolo, una delle principali operazioni immobiliari della consorteria emiliana, consistente in una ingente lottizzazione del valore di oltre 20 milioni di euro nel comune di Sorbolo. Una parte di quegli appartamenti - che non rientrano in questa confisca - erano stati consegnati alla Guardia di finanza.
Per questo nel settembre del 2017 è stato condannato dalla Corte d’Appello di Bologna a 5 anni e 10 mesi di reclusione con rito abbreviato. Condanna divenuta definitiva dal 24 ottobre 2018, che sta scontando in carcere a Parma.
Inoltre, il Tribunale di Bologna, riconoscendo l’elevata pericolosità sociale di Pallone, sulla base delle risultanze investigative della sezione operativa della Dia di Bologna, ha applicato nei suoi confronti anche la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale nella misura massima prevista per legge, vale a dire cinque anni. —
E.L.T.
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