«L’Autorità come parte civile? Servono valutazioni giuridiche
Filomena Albano sui casi emersi in Angeli e Demoni «Se i fatti fossero veri sarebbero di una gravità davvero inaudita»
REGGIO EMILIA. «Innanzitutto va valutato se sotto il profilo giuridico è possibile. In secondo luogo occorre distinguere il profilo della patologia e il profilo fisiologico. La patologia ovviamente è quella che è oggetto dell'indagine. Se i fatti fossero veri sarebbero di una gravità inaudita ma su questo ovviamente sono in corso accertamenti da parte della magistratura». Lo ha detto la Garante per l'infanzia e l'adolescenza, Filomena Albano, sulla possibilitàdi costituirsi parte civile nei processi sui casi di Bibbiano. «Il compito dell'Autorità – ricorda Albano - è di adottare segnalazioni e raccomandazioni alle Istituzioni preposte, governo, regioni e comuni, e quello di interconnettere i vari soggetti coinvolti. Il caso Bibbiano ha scosso le coscienze e anche l’Autorità». Albano ha stilato lunga lista di raccomandazioni per rivedere il sistema di tutela dei minori rivolto al Parlamento, Governo, Regioni, Comuni, magistratura, avvocati, assistenti sociali, psicologi e anche giornalisti, per dare un nuovo impulso sul fronte delicatissimo della protezione dei minori. Un elenco illustrato nella sede dell'Autorità, su cui spiccano: la necessità di disciplinare le fasi di indagine del Pm, la garanzia di un giusto contraddittorio tra le parti, la convalida degli allontanamenti d'urgenza e la trasparenza nell'individuazione della famiglia affidataria o della struttura di accoglienza.
Per chiarire quale è la sua bussola l'Autorità mette poi nero su bianco che la sua attività è guidata dai principi della Convenzione Onu dell'infanzia e dell’adolescenza, laddove si dice che «occorre garantire tutti i diritti previsti dalla Convenzione di New York: crescere nella famiglia di origine e essere protetti da ogni forma di violenza». Al Parlamento viene ricordato che il tema della responsabilità genitoriale è disciplinata da poche norme, che «registrano un'applicazione fortemente differenziata nei diversi tribunali». Senza dimenticare che sarebbe opportuno rivedere i procedimenti per «adeguarli ai principi del giusto processo». La Garante torna a chiedere il varo di un sistema informativo di tre banche dati: una per monitorare numero e caratteristiche dei minori fuori famiglia, tipologie del percorso di accoglienza, tempi e modalità di uscita; un'altra per numero e tipologie delle strutture di accoglienza; e, un'ultima, relativa agli affidatari. Chiaro l'invito a Regioni e Comuni, per garantire «una tempestiva e adeguata “presa in carico” delle famiglie in difficoltà al fine di promuovere la genitorialità e prevenire gli allontanamenti». Al Ministero della Giustizia si chiede di attivare attività telematiche «negli uffici giudiziari minorili e la sua interconnessione con gli altri uffici giudiziari competenti in materia minorile». Le indicazioni dell’Autorità non dimenticano il Csm, che viene invitato a verificare i criteri per la nomina e la conferma dei giudici onorari minorili per il triennio 2020-2022. —
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