Traffico di scarti tessili cinesi i rifiuti nascosti a Scandiano
Inchiesta della Procura di Firenze: sei imprenditori arrestati, dieci indagati I 9.000 metri cubi di rifiuti erano stoccati in un deposito di 5.000 metri quadrati
Scandiano. I sacchi di scarti delle lavorazioni tessili, provenienti da ditte di confezioni cinesi con sede in Toscana, arrivavano fino al soffitti. Gli investigatori che hanno scoperto il deposito illegale di rifiuti speciali, mischiati ad altri scarti, in un magazzino di 5.000 metri a Scandiano, hanno dovuto faticare non poco per svuotarlo dai 9.000 metri cubi di materiale che lo riempivano.
Il titolare della società che l’ha affittato, un imprenditore di Pistoia, è stato arrestato assieme ad altre 5 persone (quattro italiani e due cinesi, una finita in carcere, le altre quattro agli arresti domiciliari) accusate assieme ad altri 10 indagati nei cui confronti sono scattate ieri mattina perquisizioni e sequestri, di un presunto traffico di rifiuti speciali (appunti gli scarti tessili), per decine di tonnellate, che senza autorizzazioni e con documentazione spesso fasificata, finivano dentro i cassonetti delle città, in prevalenza toscane; stoccati illegalmente in magazzini affittati nel Reggiano, nel Mantovano (a Stradella), nella provincia di Rovigo o addirittura inviati per nave in Sudafrica.
L'operazione è nata da un' indagine avviata dalla polizia municipale di Prato sulla gestione dei rifiuti prodotti da alcune ditte di confezioni di abbigliamento e pronto moda orientali. Sarebbe emerso non solo che gli incaricati del ritiro, a loro volta cinesi, non erano iscritti all'Albo nazionale dei gestori ambientali ma che ci sarebbe stata, spiega una nota del Comune di Prato, «una vera e propria organizzazione dedita alla gestione illecita di rifiuti anche a scapito dei titolari delle aziende cinesi che sostenevano comunque dei costi per il regolare smaltimento degli stessi». L'inchiesta, coordinata dal procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo e dal pm della Dda fiorentina Leopoldo De Gregorio, e alla quale hanno collaborato anche Agenzia delle Dogane di Livorno e la polizia provinciale di Cagliari, avrebbe poi svelato come i trasporti venivano effettuati, nella maggioranza dei casi, da soggetti che si avvalevano di false iscrizioni all'Albo dei gestori ambientali.
L’arresto è scattato per gli imprenditori italiani Graziano e Marco Giunchi, padre e figlio, di 77 e 52 anni, di Prato; Luigi Saccone, 55 anni, di Pistoia e Gianluca Vendrasco, 40 anni, residente a Bologna e per i cinesi Xiapeng Chen, e Libing Zhou, rispettivamente di 47 e 37 anni, entrambi residenti a Prato.
Solo indagati e coinvolti, a vario titolo nell’inchiesta, il modenese Olmes Vaccari, 74 anni, di Nonantola; Andrea Sandonà, 45 anni, residente nella provincia di Vicenza; Federico Mazzoni, 44 anni, di Bologna, residente a Casalecchio di Reno; Simone Coveri, 50 anni, residente ad Agliana, in provincia di Pistoia; Pamela Hening, 34 anni, di Prato; i cinesi Zuzhen Yue e Liquing Hu, rispettivamente di 44 e 47 anni, di Prato; Mirco Lorenzon, trevisano di 49 anni e Gian Mauro Formenti, 57 anni, della provincia di Brescia. —
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