Il rombo delle moto e palloncini in volo per l’addio a Sergio morto a 16 anni
In centinaia hanno riempito la chiesa di San Terenziano. Tante lacrime e abbracci, celebrazione con rito ortodosso
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CAVRIAGO. Il rombo delle moto che accompagnano il feretro, l’ultimo gesto di amore di una madre che sistema con cura i fiori di fianco alla bara del figlio, centinaia di flebili luci delle candele tra le mani dei presenti durante la celebrazione. Sono alcune commoventi istantanee del funerale di Sergio Nazar, morto giovedì 25 luglio, a soli 16 anni, per un incidente in moto a poche centinaia di metri dalla chiesa di San Terenziano dove, ieri pomeriggio, si è tenuta la cerimonia. Per la circostanza a Cavriago è stato decretato il lutto cittadino.
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I tantissimi giovani amici di Nazar si sono stretti in un abbraccio commovente e collettivo ai Nazar e con loro decine e decine di famiglie cavriaghesi. I ragazzi della Ciclistica Cavriago hanno partecipato indossando la divisa rossa e nera della società, mentre gli amici e le amiche del gruppo Scooterroni Crew si sono presentati, numerosissimi, con una maglia bianca: il nome di Sergio e il suo numero preferito, il 5, sulla schiena e davanti la frase «Non morirò mai finché ci sarà qualcuno che mi ricordi». «Sergio diceva che se fosse morto in moto non avremmo dovuto essere tristi perché lui sarebbe morto felice», dice una di loro senza riuscire a trattenere le lacrime.
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Il corteo di ragazzi in moto ha accompagnato l’arrivo del feretro subito dietro il carro funebre. Davanti a San Terenziano era già stato affisso uno striscione: «Ciao Sergio. Insegna agli angeli come si guida una passione», con tantissime dediche e firme dei ragazzi e delle famiglie legate al giovane.
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Lì accanto, vicino all’ingresso della chiesa è stata poi collocata la Tm Racing con la quale Nazar ha avuto il tragico incidente, la moto per cui nutriva una grandissima passione, dono dei genitori per i buoni risultati scolastici.
La cerimonia
Commovente e suggestiva la messa funebre che è stata celebrata dai padri Mihail Ciocirlan e Ciprian Gavril, della chiesa ortodossa romena rispettivamente di Reggio Emilia e di Parma.
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La chiesa ortodossa di Reggio non è tanto grande e, per potere accogliere più agevolmente il gran numero di persone che si prevedeva avrebbero partecipato, come poi è stato, è stato chiesto di potere celebrare la cerimonia con rito ortodosso in San Terenziano. Ad accogliere i fratelli ortodossi, il parroco don Claudio Gonzaga, e i sacerdoti dell’unità pastorale. Presente anche don Stefano Borghi dell’ufficio catechistico diocesano.
La funzione è stata tutta cantata, con le candele offerte ai presenti perché le accendessero per accompagnare il rito. Un’ala della chiesa accanto all’altare ha accolto i giovani amici del gruppo Scooterroni Crew. Tra loro e tra tutti i giovani presenti lacrime e abbracci, e anche tanti dolci sorrisi e gesti d’affetto che hanno riempito ancora di più tutti i presenti di commozione e tenerezza.
Doni ai partecipanti
Dopo il rombo delle moto, anche il volo dei palloncini: erano a forma di cuore, bianchi e azzurri e hanno sottolineato l’uscita del feretro dalla chiesa, al termine della cerimonia, accompagnati da un lungo applauso. Ma la tradizione ortodossa vuole che non siano solo le lacrime a salutare i defunti. E così è stato anche per Sergio. Al termine della messa, all’uscita dalla chiesa, i congiunti e amici della famiglia hanno distribuito ai presenti una busta con un ricordo speciale, magliette e un trittico da comodino in legno con le figure in stile bizantino del Cristo e degli angeli.
Poi è stata imbandita una tavola con dolci tipici e bevande al quale sono stati invitati tutti ad accomodarsi, prima della partenza del corteo funebre per l’ultimo viaggio verso il vicino cimitero dove la salma è stata inumata.
E ancora una volta gli amici in moto hanno voluto fare da scorta a Sergio. Questa volta con un unico rombo, quello della sua amata Tm Racing, poi tutti giù dalla sella per portare a mano le due ruote, dietro al carro funebre e alle tante persone arrivate per dare l’ultimo saluto a un ragazzo che si stava appena affacciando alla vita. —
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