Se il fuoco amico affonda il Sistema degli Affidi
Le strumentalizzazioni e gli sciacallaggi della destra sull’inchiesta “Angeli e Demoni” si ritorcono contro chi li compie, spingendo tanti cittadini della Val d’Enza a solidarizzare con chi ne è bersagliato, a incominciare dal sindaco Andrea Carletti. Al contrario il fuoco amico acceso da Daniele Marchi, assessore al welfare del Comune di Reggio, è un siluro che affonda inesorabilmente quel sistema degli affidi. Marchi ha dimostrato che Bibbiano non s’identifica con il Pd, dal momento che la nostra città, amministrata dal centrosinistra come l’Unione della Val d’Enza, adotta criteri molto diversi nella tutela dei minori.
È ora, quindi, che la politica lasci da parte le speculazioni e la propaganda e ricominci a fare il suo mestiere, che consiste nell’affrontare i problemi, discuterli e risolverli con atti amministrativi e legislativi. Crepet sostiene, a tale riguardo, la necessità di una vera e propria rifondazione del tribunale dei minori. Essendo uno psichiatra, se la prende con il sistema giudiziario, sottacendo le responsabilità dirette degli operatori psicosociali, che decidono di fatto gli affidamenti e che in Val d’Enza hanno agito probabilmente in buona fede sulla base dei pregiudizi di cui la psicologia è imbevuta.
Sono evidenti i limiti di questa disciplina, che gode ancora di un prestigio discutibile. Essa, in quanto scienza umana, dipende da archetipi valoriali e codici morali relativi ai soggetti, alle culture, alle religioni e alle circostanze storiche. Per giunta i suoi metodi sono ancor meno rigorosi di quelli impiegati dalle altre scienze umane. Alcuni suoi operatori assumono un atteggiamento scientisticamente dogmatico e intollerante, dimostrando di non essere consapevoli dei pregiudizi ideologici che condizionano le loro inappellabili valutazioni. Purtroppo la legge consente che i tribunali dei minori, oberati da un pesante sovraccarico di lavoro, diano carta bianca ai servizi sociali che si basano sulla loro consulenza. Se i politici sapessero ancora fare il loro mestiere dovrebbero mettere mano a una riforma del sistema che tuteli i minori e garantisca i diritti delle famiglie, che sono la parte lesa, pregiudizialmente colpevole, nelle vicende della Val d’Enza e di altre zone d’Italia.
Tuttavia la rifondazione caldeggiata da Crepet è un’impresa ardua, data la semiparalisi della giustizia, che impedisce ai giudici di esaminare i casi con la dovuta attenzione. È inevitabile affidare le indagini ai servizi sociali, ai quali però si deve imporre per legge una procedura corretta: colloqui sempre videoregistrati e condotti con i metodi ammessi dalla comunità scientifica, obbligo di ascoltare in successione e in tempi analoghi i minori, i genitori, gli altri familiari (nonni, fratelli...), nonché i testimoni e i professionisti invocati dalla famiglia, accessibilità degli atti. Solo così si possono prevenire le degenerazioni dettate sia da ostilità nei confronti della famiglia tradizionale, sia, all'opposto, da un familismo patriarcale. —
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