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Bonaccini elogia il Mire Ripartono le critiche sul punto nascite chiuso

Bonaccini elogia il Mire Ripartono le critiche sul punto nascite chiuso

Il governatore: «Sistema sanitario regionale d’eccellenza» I commenti: «I bimbi della montagna nascono per strada»

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CASTELNOVO MONTI. Ha riaperto il dibattito sul punto nascite di Castelnovo Monti, ma anche sugli altri chiusi nel territorio appenninico (in particolare a Borgotaro e Pavullo nel Frignano), un intervento su facebook del governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, intervenuto per illustrare il finanziamento regionale al Mire, il nuovo ospedale materno infantile di Reggio Emilia.

«Al via la gara per la costruzione del Mire – ha scritto Bonaccini – il nuovo ospedale di Reggio Emilia dedicato alla maternità e all’infanzia. Si parte coi primi due lotti per un importo di 30 milioni di euro, mentre sono già previsti anche i 12 milioni necessari per il 3° lotto. Spazi che ospiteranno il Pronto soccorso, il blocco operatorio ostetrico-ginecologico, il reparto di neonatologia e le degenze di ostetricia. Per un sistema sanitario regionale pubblico e universalistico d’eccellenza».

Ma presto al post sono arrivati commenti piuttosto critici dai residenti delle zone appenniniche, ai quali Bonaccini ha anche risposto direttamente. Ad esempio, Viktorija Tarasovaite ha scritto: «State dando tutti servizi nella Bassa dimenticando e chiudendo reparti dell’ospedale di Castelnovo Monti. A lei sembra normale che noi donne per ogni esigenza dobbiamo fare un’ora e mezza di strada per raggiungere l’ospedale di Reggio?».

Bonaccini ha risposto: «Non chiude nessun reparto dell’ospedale di Castelnovo Monti, anzi stiamo investendo ben 5 milioni di euro per potenziare servizi e assumere medici e infermieri. Ha chiuso il punto nascite due anni fa perché il ministero della Salute ha negato la deroga (da noi richiesta) perché si era arrivati a meno di cento parti l’anno, in quanto la gran parte delle mamme preferivano partorire a Reggio Emilia. Anche perché l’Asl prende in cura la mamma prima, durante e dopo il parto, in quanto la cosa più importante è la sicurezza della partoriente e del nascituro. Lei probabilmente non sa che la soglia dei 500 parti annui, sotto la quale un punto nascita andrebbe chiuso, fu introdotta nel 2011 dal governo Berlusconi-Lega».

Anche al commento di Gloria Levrini («Spesa inutile... Tanto i bimbi della montagna nascono per strada»), Bonaccini ha risposto: «Ha voglia di polemizzare senza sapere di che parla. Ogni mamma che lo richiede viene presa in carico prima, durante e dopo il parto, perché l’unica cosa che conta è la sicurezza della partoriente e del nascituro».

Nel dibattito sono intervenuti infine alcuni esponenti del comitato “Salviamo le Cicogne”, come ad esempio Gianni Marconi, che ha scritto: «No, presidente Bonaccini, lei ha chiuso tutti i punti nascita della montagna, Castelnovo, Borgotaro e Pavullo, lasciando senza assistenza al parto le zone più difficili da percorrere. Gli unici punti nascita che possono rimanere aperti in deroga per condizioni orogeografiche difficili. Ha lasciato aperto Scandiano nonostante sia sotto i 500 parti l’anno, e non ha motivo di avere deroghe essendo a 10 minuti di strada da Reggio e altrettanti da Sassuolo».

Infine Nadia Vassallo, storica portavoce delle Cicogne, ora consigliere comunale: «Gentile presidente, siamo rimaste senza fiato per un attimo a leggere alcune sue risposte ad un paio di commenti. Il comitato “Salviamo le Cicogne” sarà sempre vivo per testimoniare l’ingiustizia verso le donne e i bambini della montagna, non solo reggiana ma di tutta la regione. Non c’è eccellenza se c’è disparità di trattamento».

Un tema di cui si tornerà sicuramente a parlare in autunno sarà la situazione del punto nascite di Scandiano, in quanto ad ottobre scadrà la proroga di due anni concessa all’epoca della chiusura del punto nascite di Castelnovo Monti, nonostante anche questo reparto fosse al di sotto dei parametri numerici di sicurezza. —

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