Gazzetta di Reggio

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LA COMMEMORAZIONE 

Reggio Emilia ricorda Eleonora e Vittorio la mamma e il figlio morti il 2 agosto 1980

Adriano Arati

Folta delegazione reggiana ieri a Bologna in occasione della cerimonia in memoria della strage in stazione di 39 anni fa

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REGGIO EMILIA. L’omaggio di un’intera provincia alla ferita più dolorosa, quella più pesante e incrostata di segreti. Ieri a Bologna si sono tenute le celebrazioni per il 39esimo anniversario della strage della stazione di Bologna, il devastante attentato che il 2 agosto 1980 provocò 85 vittime, persone che si trovavano in zona stazione e vennero spazzate via dalla potenza dell’esplosione.

La delegazione reggiana presente era massiccia, composta da amministratori, sindacalisti, esponenti dell’Anpi e di tanti associazioni e semplici cittadini, che hanno voluto testimoniare ancora una volta l’attenzione su uno dei momenti più oscuri della storia repubblicana, da inserire nella strategia della tensione e della guerra fredda che hanno segnato l’Italia dal dopoguerra, con il lunghissimo e sanguinoso elenco di morti, stragi, insabbiamenti di stato e derivati.

Mentre gli autori sono stati identificati, dopo molti processi, in alcuni estremisti di destra, rimane ancora una cortina sui mandanti. E negli anni sistematicamente escono revisioni e teorie che propongono nuove piste. Fra le vittime c’erano anche due reggiani, madre e figlio, Eleonora Geraci e Vittorio Vaccaro, residenti rispettivamente ad Arceto di Scandiano e Dinazzano di Casalgrande. Nei due paesi vi sono targhe e parchi che ricordano la loro perdita.

I due erano alla stazione per accogliere una parente arrivata in treno dalla Sicilia. La 46enne Eleonora aveva chiesto al 24enne Vittorio di accompagnarlo. Mentre si trovavano in attesa nel piazzale principale, quello che oggi ospita il monumento commemorativo, vennero travolti dalla deflagrazione. Vittorio, dipendente della ceramica Sassol-art di Casalgrande, lasciò la moglie Adele Incerti, all’epoca 22enne, e la piccola figlia Linda, nata nel 1976. A ricordarli, le delegazioni dei Comuni di Scandiano e Casalgrande, con gonfaloni, agenti della municipale e, rispettivamente, l’assessore Elisabetta Leonardi e il presidente del consiglio comunale Marco Cassinadri. Erano a Bologna anche la vicepresidente della Camera dei Deputati, Maria Edera Spadoni, intervenuta nel corso della mattinata, l’assessore al Bilancio del Comune di Reggio, Daniele Marchi, il sindaco di Rubiera, Emanuele Cavallaro, l’ex primo cittadino scandianese, Alessio Mammi, il sottosegretario alla presidenza della Regione, Giammaria Manghi e gruppi dell’Anpi, della Cgil, della Cisl e della Uil.

Giovedì proprio Anpi e Comune avevano organizzato la tappa reggiana della marcia podistica per la verità, proposta ogni anno a ridosso del 2 agosto. Le celebrazioni istituzionali sono partite col corteo che dal Nettuno porta alla stazione, in piazza Medaglie d’Oro, con un omaggio al ferroviere Silver Sirotti, deceduto nella strage del treno Italicus.

Alle 11.15 dal piazzale est della Stazione di Bologna è partito il treno straordinario per San Benedetto Val di Sambro in memoria degli attentati ai treni Italicus e 904 Napoli-Milano, e a seguire l’arcivescovo metropolita Matteo Zuppi ha celebrato la messa nella chiesa di San Benedetto. Hanno preso la parola il presidente dell’associazione delle vittime, Paolo Bolognesi, il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, il sindaco di Bologna, Virginio Merola e la Spadoni, in rappresentanza della Camera.

La parlamentare reggiana è tornata sul tema di una verità mai ottenuta: «Le istituzioni sono chiamate a rendere conto dei passi avanti fatti nell’accertamento di una verità che ha ancora troppi interrogativi irrisolti e troppe zone d’ombra».

Ed ha aggiunto: «Il 2 agosto dello scorso anno il presidente della Camera, Roberto Fico, si era impegnato a dare impulso all’azione di declassificazione e digitalizzazione degli atti e dei documenti relativi agli anni del terrorismo e delle stragi. Si trattava, da un lato, di rendere noti documenti che non erano pubblici, dall’altro di digitalizzarli per renderli più facilmente consultabili da tutti. Da maggio di fatto è online e accessibile il “portale delle commissioni d’inchiesta”, dove sono in corso di progressiva pubblicazione tutti i documenti formati o acquisiti dalle medesime commissioni e i resoconti dei lavori». —

Adriano Arati

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