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Anghinolfi, la difesa schiera il super consulente milanese

Ambra Prati
Anghinolfi, la difesa schiera il super consulente milanese

Il professor Oliviero Mazza: «Sto studiando le carte, entreremo nel merito» Strategia attendista: nessuna istanza da parte della dirigente ai domiciliari

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Scende in campo un luminare del foro di Milano per la difesa di Federica Anghinolfi. La 57enne dirigente del Servizio sociale Val d’Enza, considerata dall’accusa figura chiave dei presunti affidi facili dell’inchiesta “Angeli e demoni”, oltre che dall’avvocato Rossella Ognibene – dello studio legale reggiano Ognibene e Scarpati, con la prima (candidata sindaco per il M5s) che ha rinunciato al ruolo di consigliere comunale – è codifesa dall’avvocato Oliviero Mazza.

«Ho assunto l’incarico da pochi giorni – spiega Mazza, ora all’estero, al telefono – devo studiare le carte e in questo momento non posso pronunciarmi». Così come dribbla la domanda sullo stato d’animo della sua assistita: «È un aspetto personale nel quale non entro». Mazza conferma che Anghinolfi, tra le sei persone ai domiciliari (su 11 colpiti da misura cautelare e 29 indagati complessivi), non ha presentato istanza di revoca dalla misura. «La situazione è rimasta cristallizzata come nell’ordinanza», vale a dire Anghinolfi è nella sua abitazione di residenza a Montecchio con divieto di comunicare.

Sui prossimi passi giudiziari il legale punta su «una difesa nel merito, che sarà appalesata a tempo debito; a questo punto credo a settembre, quando avremo un quadro più chiaro».

Una strategia difensiva opposta rispetto al sindaco Andrea Carletti (quest’ultimo, del resto, non coinvolto nella gestione diretta dei minori): fin dall’inizio i legali di Anghinolfi si sono ben guardati dallo scoprire le carte in tavola di questa difficile “partita”, preferendo una linea low profile e optando per il silenzio – possibilmente, la scomparsa – di fronte al montare del clamore mediatico.

il curriculum

Ma chi è Oliviero Mazza? Lo studio legale Mazza, con sede in viale Majno 28, è specializzato in procedura penale e abilitato al patrocinio in Cassazione. Nato a Brescia, laureatosi a Parma, professore all’Università di Milano Bicocca dove dal 2009 è titolare di lezioni «sulla disciplina del processo per l’accertamento della responsabilità amministrativa degli enti dipendente da reato», nel curriculum l’avvocato Mazza vanta un centinaio di pubblicazioni (articoli, saggi, note a sentenza), otto manuali, la curatela di collane editoriali e riviste, alcune delle quali riguardanti i minori. Lo si può definire uno studioso e un super consulente, che nell’ultimo anno è comparso alla ribalta delle cronache per il caso di Rodolfo Fiesoli (detto “il profeta”, il fondatore della comunità di recupero per minori del Forteto, a Firenze, scarcerato nonostante la condanna a 15 anni per maltrattamenti e violenza sessuale) e Giuseppe Strangio, direttore delle Poste di Siderno (Reggio Calabria), assolto dall’accusa di reimpiego con finalità mafiose per la vicenda della farmacia Caiazzo, definita da Ilda Boccassini «caso esemplare di penetrazione malavitosa nell’economia milanese».

nove capi d’imputazione

Tornando alla Val d’Enza, ricordiamo che quella di Federica Anghinolfi è la posizione più grave.

Nell’ordinanza la dirigente dei Servizi sociali è indagata – quasi sempre in concorso con altri, che invece ruotano a seconda degli episodi – di una sfilza di reati.

Nove i capi d’imputazione: dalla falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale (più episodi) alla frode processuale («Chiunque, nel corso di un procedimento civile o amministrativo, al fine di trarre in inganno il giudice... immuta artificiosamente lo stato dei luoghi o delle cose o delle persone, è punito con la reclusione da uno a cinque anni», per i presunti falsi atti); dall’abuso d’ufficio alla violenza privata («chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare o omettere qualcosa», dove l’omissione è la casistica prevalente); dall’errore determinato dall’altrui inganno al delitto tentato; dal peculato al depistaggio (per l’auto di servizio usata per finalità private da Monopoli), fino alla lesione personale aggravata. Quest’ultima etichetta si riferisce ai noti cinque casi di bambini sottratti (ma già restituiti) «isolati ed impediti nel contatto con la famiglia d’origine». Tutte accuse che dovranno essere provate in tribunale. —



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