Zambelli: «Attenzione alta, ma fermarli è impossibile»
«Non si può perquisire i clienti» Franco Bassi: «In caso di panico non c’è normativa che tenga» Amico (Arci): «Pensavamo fossero episodi di emulazione»
reggio emilia. «La prevenzione di malitenzionati che entrano in discoteca con lo spray è quasi impossibile». Ad affermarlo è Fabio Zambelli, titolare del Sali & Tabacchi di via Einstein nonché presidente provinciale Silb-Fipe (l’associazione italiana imprese di intrattenimento da ballo e di spettacolo), che spiega quale sia il nodo. «La legge italiana vieta di perquisire i clienti all’ingresso; solo le forze dell’ordine possono farlo, ad esempio ai concerti. I nostri addetti alla sicurezza chiedono di aprire le borse, ma non possono toccare nulla».
Se ne deduce che, di fatto, in una discoteca è possibile introdurre oggetti pericolosi.
Sul fronte della sicurezza in generale Zambelli rivendica il primato delle disco. «Occorre fare una distinzione tra locali di pubblico spettacolo e circoli privati, dove per circoli intendo luoghi che in realtà sono discoteche abusive. L’unico posto sicuro per divertirsi sono i locali da spettacolo, dove l’asticella delle normative è alta e il personale addetto alla sicurezza è obbligatorio e deve avere un patentino apposito. Ad esempio, nel mio locale, gli addetti della sicurezza variano da otto a dieci, a seconda della serata, dell’afflusso previsto e di altri parametri». Parametri che, nel caso della tragedia di Corinalbo, evidentemente non sono stati rispettati. «Anche nel caso in cui si scateni il panico basta aprire le porte di emergenza, far defluire le persone e nel giro di pochi minuti tutto torna alla normalità. Certo che se le porte di sicurezza sono chiuse... – prosegue Zambelli – Ci tengo a sottolineare che Reggio è molto controllata. Il questore, dottor Antonio Sbordone, è molto sensibile al tema e noi comunichiamo quasi settimanalmente con la questura, avvisando prima di ogni evento e inviando una sorta di report dopo l’evento».
Alla domanda se sospettasse dell’esistenza di bande organizzate che usano lo spray al peperoncino per rubare, Zambelli replica: «Lo sospettavamo. Di solito però queste bande si muovono cercando eventi di massa e grandi numeri, mentre a Reggio abbiamo per lo più piccoli eventi. Ripeto: di questi fenomeni ce ne accorgiamo quando succede una tragedia, ma nella maggior parte dei casi non suscitano scalpore perché gli impianti di aerazione e il sistema di sicurezza funzionano».
Meno fiducioso Franco Bassi, ex patron del Fuori Orario di Taneto di Gattatico, che ha lasciato nel 2014. «Purtroppo di fronte a queste bande è anche questione di fortuna: tu gestore puoi essere pronto finché vuoi, ma se si scatena il panico la reazione della folla è imprevedibile. Ecco perché, a mio avviso, certe gesta andrebbero equiparate a dei tentati omicidi e come tali andrebbero valutati: svuotare uno spray per cani in un locale strapieno è come buttare una bomba».
Federico Amico, presidente regionale Arci, esprime «grande sconcerto per l’età degli arrestati, appena maggiorenni, che pur di rubare non si sono posti il problema delle conseguenze. Non è un addebito alle nuove generazioni: c’è una deresponsabilizzazione generale impressionante. Finora, sinceramente, noi pensavamo che si trattasse di episodi di emulazione. Speriamo che non ci siano in circolazione altre bande di questo tipo».
Cosa risponde alle discoteche, convinte di detenere il primato della sicurezza?
«Le normative sulla sicurezza si basano su capienza, sistema antincendio, uscite di sicurezza: e sono comuni a qualsiasi attività, a prescindere dalla forma giuridica. I circoli non sono in deroga su nulla, a parte alcune tipologie di circoli che sono più che altro associazioni ricreative e sociali. Forse non avremo i vigilantes ma da noi si entra con la tessera, c’è maggior controllo sociale e più possibilità di allontanare chi non rispetta le regole». —
Am.P.
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