Maya, no all’archiviazione due medici verso il processo
CASTELNOVO MONTI. No all’archiviazione. Almeno, non per tutti i medici che erano indagati per la morte della piccola Maya, avvenuta nel 2016 a soli tre anni.
Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari, Dario De Luca. Respingendo per due medici la richiesta di archiviazione formulata dal pubblico ministero Isabella Chiesi. Per Claudio Boni e Gianluca Marconi, pediatra di base e pediatra dell’ospedale Sant’Anna, che ebbero in cura la piccola, il gip ha ordinato al pm la formulazione del capo di imputazione. E dunque, per loro si va verso la richiesta di rinvio a giudizio.
Maya è morta nel novembre di tre anni fa all’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia. L’ultimo ospedale in cui arrivò dopo che giorni prima le era stata diagnosticata la varicella. Ma continuò a stare male, con febbre alta e fatica a respirare, con grande preoccupazione di mamma e papà. Anche perché Maya era una bimba con la sindrome di Down e aveva subìto, a sei mesi di vita, un delicato intervento al cuore. Condizioni che la facevano ritenere un paziente verso il quale riporre particolari attenzioni. Il gip De Luca parla di «negligenza e imperizia» rispetto a quanto accaduto alla piccola, e per questo ordina al pm di formulare l’imputazione a carico dei due medici che per primi, l’uno perché era il suo pediatra di base, l’altro perché l’aveva in cura all’ospedale di Castelnovo Monti giorni prima, avevano visto la piccola. Pochi giorni dopo la morte, mamma Elena era stata la prima a denunciare e a dirsi convinta che se alla piccola fosse stato effettuato un tampone faringeo per scoprire cosa avesse, e fossero intervenuti con un trattamento antibiotico, Maya si sarebbe salvata.
La famiglia, con l’avvocato Helmut Bartolini, si è opposta per due volte all’archiviazione. —
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