Mamme e papà si raccontano «Ministro, vogliamo una risposta»
Tanti genitori arrivati in anticipo per fare valere le loro ragioni Organizzata per sabato mattina una fiaccolata in nome della piccola reggiana dispersa
REGGIO EMILIA. Sono in anticipo, lo sanno. Il caldo è il peggiore, quello delle prime ore del pomeriggio. Manca più di un’ora all’arrivo del ministro per le Disabilità e per la Famiglia, Alessandra Locatelli, previsto per le 15.30 in Prefettura a Reggio Emilia, ma d’altronde cosa conta tutto questo quando ti vengono portati via i figli? Il tempo forse non sembra neanche più passare e il caldo non lo si percepisce nemmeno. Il dolore è troppo forte per poter pensare a queste cose. Questo forse provano i genitori al centro dello scandalo affidi che ha colpito città e provincia e che ieri pomeriggio si sono radunati dall’altra parte dell’ingresso della Prefettura per poter ottener udienza dal ministro in visita istituzionale.
In prima linea un volto sempre più noto: è la mamma reggiana che ha denunciato il rapimento della propria bambina di soli due anni da parte degli assistenti sociali. Un incubo avuto inizio il 3 aprile scorso e nel quale la donna ancora sprofonda vertiginosamente senza trovar pace, in quanto la sua piccola è dispersa e quanto mai lontana dalle sue braccia. Se fino ad ora non molto è valso il servizio mandato in onda dalla popolare trasmissione di Rai3 “Chi l’ha visto?” e la copertina su Panorama, non è venuta a meno la forza di questa madre, che davanti a tutto e tutti è pronta a far sentire la propria voce. Non si capacita di come tutto questo sia realtà, si sente soffocare dalla giurisdizione e per questo vuole chiedere spiegazioni a chi il potere lo rappresenta: «Sono mesi che non vedo la mia bambina, dopo essermi stata sottratta con la forza ora è dispersa e nessuno sembra sapere dov’è. Sono qui per chiedere giustizia e domandare al ministro Locatelli che mi aiuti a riavere con me mia figlia, perché ho denunciato e chiesto a chi di dovere, ma ora come ora mi domando chi tuteli i minori».
Una denuncia questa, forte, fatta con la voce tremolante e gli occhi lucidi da parte di una donna che pare usare tutte le proprie energie per trasmettere quello che ha da raccontare. Uno sforzo tale da richiedere un sostegno, sempre pronto e presente, proveniente dal suo compagno, attento al suo fianco a sorreggerla in un deciso abbraccio. Una presenza silenziosa, ma che vuole avere voce in capitolo: «La cosa più importante è che la piccola torni a casa e in secondo luogo che l’operato delle persone attive in questo settore venga controllato. Quello che stiamo vivendo è un vero e proprio rapimento e invitiamo tutti a protestare con noi».
È stata infatti organizzata per sabato 10 agosto, a parte dalle ore 8,45 da Piazza Prampolini, una fiaccolata in nome della piccola reggiana all’insegna del grido: «I bambini non sono oggetti!». Insieme a loro, tra i tanti, un’altra mamma alla quale è stata sospesa la podestà genitoriale, dichiara le motivazioni inaccettabili: «Mi accusano di essere diseducativa, di maltrattare i miei figli e addirittura, mi contestano una baby sitter. Tutto questo però è stato stabilito da un rapporto redatto dagli stessi assistenti sociali che ora sono ai domiciliari, per questo non posso accettare il verdetto e men che meno permettere che i miei figli mi siano sottratti». —
R.P.
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