Salvini: portano via i bambini... ma il video non è girato a Bibbiano
Reggio Emilia, il vice premier posta su Twitter: «Ecco come portavano via i bambini». Ma sbaglia luogo perché si tratta del prelievo di un minore avvenuto a Reggio Emilia
REGGIO EMILIA. Matteo Salvini continua a picchiare duro sugli affidi. Lo ha fatto anche ieri, con un tweet al vetriolo, con allegato il video del prelievo di una bimba dalla casa di una coppia reggiana che aveva però ripreso tutto con telecamere posizionate nella loro abitazione. «Pazzesco Amici! - ha scritto nel post - Guardate con i vostri occhi: ecco come portavano via i bimbi a #Bibbiano. Lo ribadisco anche oggi: dopo aver smantellato il business dell’accoglienza, ora tocca a chi fa i milioni rubando la vita ai bimbi. In galera, senza se e senza ma. Giù le mani dai bambini!». Oltre che con il titolo dell’immagine, anche con il testo, il ministro dell’Interno colloca l’episodio a Bibbiano, sbagliando quindi il luogo e l’affondo. . Perché, come era stato già confutato dopo la pubblicazione del video dalla trasmissione “Chi l’ha visto?”, l’episodio non era avvenuto a Bibbiano bensì a Reggio Emilia.
Il ministro, quindi, o chi per lui, confonde il luogo e le relative responsabilità scrivendo Bibbiano, aggravando così l’infarto sociale patito dalla comunità della Val d’Enza, lacerata dall’automatismo che lega spesso i presunti affidi illeciti al nome del comune culla del Parmigiano Reggiano. L’abbaglio del ministro ha ricevuto in risposta diversi commenti da parte anche di amministratori reggiani, che gli hanno chiesto di verificare o smentire quanto riportato nel tweet. Due settimane fa il vice premier era proprio a Bibbiano, dove ha tenuto un lungo discorso enunciato dalle scale del municipio.
Un ente finito nell’occhio del ciclone per l’arresto del sindaco Andrea Carletti, diventato anch’egli – malgrado sia colpito da accuse non legate a certo a maltrattamenti di bambini – una figura simbolo di un’inchiesta complessa e strutturata su più livelli. Fatto sta che Bibbiano resta nell’immaginario di tanta gente, soprattutto nei social network, il simbolo di soprusi contro i minori. Il ministro, oltre a sbagliare il luogo, che non rientra infatti nell’inchiesta “Angeli e demoni”, non cita la presenza anche delle forze dell’ordine, suoi sottoposti essendo all’epoca del fatto già ministro dell’Interno.
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