Ecco la pillola del giorno dopo che fa da scudo contro l’Hiv
Diffusa all’estero, in Italia la profilassi che protegge dal virus è semisconosciuta: «A Reggio testata da dieci persone. C’è chi la chiede prima di un viaggio a Ibiza»
REGGIO EMILIA. Una pillola anti-Hiv, da prendere in anticipo – magari prima di partire per una vacanza – o dopo essersi esposti al rischio: una sorta di pillola del giorno dopo (anzi del mese dopo, visto che la terapia del post dura un mese).
È una possibilità poco conosciuta in Italia. «Eppure c’è chi si presenta da noi prima di partire per Ibiza, o per un luogo dello sballo, dove sa che avrà un comportamento a rischio e non vuole preoccupazioni», ha evidenziato il dottor Enrico Barchi, responsabile dell’Unità semplice per la diagnosi e la terapia dell’infezione da Hiv del Reparto Infettivi del Santa Maria Nuova.
L’acronimo (che non aiuta a distinguere) per la profilassi pre-esposizione è PrEp, quello per la post esposizione è Pep (post exposure prophylaxis): per la prima «l’efficacia è dimostrata scientificamente ma non gratuita, mentre la post, gratuita per tutti, non ha evidenza scientifica».
«La post esposizione è una profilassi della durata di un mese, che consiste nell’assumere ogni giorno una combinazione di tre antivirali. È una procedura che si applica in automatico per gli operatori sanitari, che possono venire a contatto con il sangue, e per i tossicodipendenti, che si scambiano la siringa».
Secondo il dottor Barchi delle due «la più interessante è la pre esposizione, poiché, se seguita in modo adeguato, gli studi confermano che protegge dal contrarre l’Hiv per una percentuale che sfiora il 98%. La PrEp consiste in un mix di due principi attivi, il Tenofovir e la Emtricitabina. Il vantaggio principale della PrEp è che può essere assunta in due modi: ogni giorno, seguendo la prescrizione medica, oppure “on demand”. Nel caso di un paziente che la richieda prima di un viaggio, la si prescrive alcuni giorni prima di partire, durante il soggiorno e uno o due giorni al rientro».
In realtà la pillola anti-Hiv esiste da diversi anni. «Se ne fa un uso massiccio soprattutto nei Paesi occidentali che se lo possono permettere: in Francia, Gran Bretagna, Canada e Usa, dove il farmaco è fornito dal Sistema sanitario nazionale». Perché invece la profilassi è misconosciuta in Italia? «Da noi la diffusione sta iniziando ora. Finora agli Infettivi di Reggio Emilia abbiamo avuto una decina di richieste di PrEp, soprattutto da parte della comunità gay, che è sempre la più informata. Eppure – ha spiegato Barchi – la profilassi è consigliata a chiunque abbia rapporti sessuali non protetti».
Il vuoto informativo è dovuto ad una serie di motivi. «Anzitutto noi preferiamo insistere sul preservativo: è il primo consiglio, solo quando notiamo che una persona torna più volte ricorriamo ai farmaci. Questo perché, a differenza della pillola che agisce solo sull’Hiv (in realtà anche sull’epatite B, ma in Occidente sono quasi tutti vaccinati), il preservativo protegge da un ventaglio di malattie sessualmente trasmissibili, certo meno gravi ma evitabili. Solo se proprio si rigetta il proservativo si deve ricorrere alla profilassi.
Poi la scelta, da parte del ministero della Salute italiano, di non “passare” gratuitamente la PrEp tramite il Servizio sanitario nazionale, perché avrebbe suscitato polemica: è a pagamento a carico del paziente. E finora il farmaco aveva costi proibitivi. Solo dalla fine del 2018, quando è stato incluso tra i generici, il prezzo di una confezione da 30 pastiglie è passato da 800 euro a 80 euro, diventando accessibile. Esiste un altro vantaggio: chi viene da noi per sottoporsi a PrEp deve eseguire esami del sangue, test Hiv e visite periodiche. Così il controllo è assicurato».
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