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Solo poche settimane fa l’operazione contro il clan mafioso dei Maphite

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La pericolosità della criminalità nigeriana e il suo controllo nelle piazze dello spaccio, anche a Reggio Emilia, non è confermato solo dagli arresti e dalle indagini delle forze dell’ordine cittadine. A portare alla luce una pericolosa associazione mafiosa proveniente dalla Nigeria e radicata in Italia sono stati, poche settimane fa, la Dda assieme alle squadre mobili di Bologna e delle principali province dell’Emilia-Romagna.

I Maphite, questo il nome del clan mafioso nigeriano, sono strutturati, radicati, violenti e dotati di una precisa linea gerarchica e suddivisi in cellule, chiamate “famiglie”, collegate fra loro ma capaci di operare in autonomia. Cinquanta gli indagati e 21 le persone fermate e indiziate di delitto: tre di loro erano domiciliate a Reggio Emilia e, spesso, frequentavano proprio la zona della stazione. Luogo in cui lo spaccio di droga, principale fonte di reddito dei Maphite, è da tempo in mano ai nigeriani.

Fra i tre “reggiani” anche un personaggio di spicco del clan: Henry Adesotu Aghahowa, 33 anni, detto Valley. Era lui che, secondo le accuse degli inquirenti, da Reggio si occupava di gestire l’intera organizzazione come “deputy don” secondo in comando del “don”, il capo.

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