«Sugli affidi è in scena una deflagrazione Questo sistema è debole e va riformato»
Parla il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, che è anche delegato al welfare dell’Associazione Nazionale dei Comuni Preoccupazione per la rappresentazione pubblica del caso Val d’Enza e per il “tritacarne” che vede protagonisti gli operatori
intervista
stefano scansani
Abbiamo intervistato il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi (Pd) che è anche il delegato al welfare dell’Associazione nazionale comuni italiani.
La richiesta è una cantilena: parlateci di Bibbiano…
«Sono passate settimane dall’avvio dell’inchiesta sulla gestione dei minori in Val d’Enza. Inutile girarci intorno, è una cosa che ha colpito tutti, che ha scosso la coscienza e l’emozione collettiva di un intero territorio».
Il suo giudizio sull’inchiesta?
«L’inchiesta della Val d’Enza va rispettata. Il percorso di indagine e il processo faranno emergere la verità giudiziale. Se saranno accertati illeciti e reati, o peggio veri e propri abusi a danno di bambini, le responsabilità andranno condannate con la necessaria severità. Dire questo non significa dire cose di circostanza, ma posizionarsi su una linea di consapevolezza su come funziona uno stato di diritto».
Il caso della Val d’Enza già insegna qualcosa?
«Questa vicenda, al netto di questa fondamentale e preliminare considerazione è stata anche altro, è stata tanto altro al punto da imporre non solo una presa di coscienza lucida e collettiva su come ci si deve rialzare dalle difficoltà e su come, con la dovuta determinazione, un’intera comunità deve rimettersi in cammino con la consapevolezza del presente, ma senza perdere per strada l’orgoglio e il senso profondo di una lunga storia».
La strumentalizzazione la preoccupa?
«Certo, la rappresentazione pubblica, social, politica e talvolta mediatica, della vicenda è estremamente preoccupante perché nel momento in cui tutto finisce nel tritacarne della speculazione non siamo certo in grado di facilitare la comprensione delle persone e la crescita consapevole di una comunità di fronte a presunti fatti gravi che nessuno può ignorare».
Il cosiddetto metodo Hansel e Gretel non piaceva al Comune di Reggio Emilia…
«Quando si parla di minori si parla di una materia delicatissima, quel minimo di esperienza che ho dal mio punto di osservazione mi porta a dire che non c’è un indirizzo politico valido per tutti i casi, che ogni caso va esaminato nel merito, nella sua complessità, nella sua unicità. Unitamente alle competenze tecniche necessarie serve una grande dose di equilibrio e buon senso, l’equilibrio e la saggezza del buon giudice.... In fondo “i cento linguaggi dei bambini“ sono sempre lì a mettere l’adulto sull’attenti, affinché non perda mai “l’umiltà dell’ascolto” dei bambini e la coscienza di quanto sia delicato il dialogo con i bambini e la costruzione di percorsi di reciproca fiducia».
Anche gli operatori sono nel ciclone. La polemica nazionale non le pare un tritatutto?
«È in scena una deflagrazione comunicativa che travolge migliaia di operatori del sociale, di professionisti della cura. È qualcosa di ingeneroso. Persone che ogni giorno si occupano di anziani, disabili, minori, nuove povertà. Sono situazioni di frontiera, spesso poco retribuite ma interpretate da persone straordinarie che ogni giorno si occupano del bene comune e costruiscono senso di civiltà nella società. Dopo tutto quello che è accaduto sul piano mediatico e della speculazione politica, che non c’entra nulla con l’accertamento delle responsabilità, come pensiamo che reagiranno educatori, insegnanti, medici, assistenti sociali? Non stiamo parlando di una comunità di orchi, ma di un pezzo fondamentale del capitale sociale della nostra comunità».
Tutti sotto accusa della stragrande maggioranza del pensiero corrente?
«Quello degli assistenti sociali e dei professionisti che lavorano con i bambini in situazione di disagio grave è un lavoro delicatissimo. Occorre rafforzare le competenze e la supervisione. Tutto ciò è a garanzia dei bambini e delle famiglie. Fare polemiche e passerelle politiche speculando sulle emozioni collettive, non aiuta a proteggere i bambini in difficoltà. "Non per tutti i bambini, purtroppo, a differenza di quanto pensa Salvini, la “casa” è accogliente e sicura", lo dico con dolore».
Quindi, nel mirino ci sono anche le famiglie che hanno in affido i bambini?
«La rete delle famiglie affidatarie non può essere derubricata dal discorso pubblico come fossero pericolosi ladri di bambini. Lì c’è tanta umanità, solidarietà, altruismo e soprattutto lì c’è un legame sociale che si costruisce intorno al minore e questo in epoca di indebolimento e rottura dei legami sociali ha un grande valore. E in ogni caso, ripeto, vale un principio, se c’è chi ha sbagliato non per questo ciò deve produrre una generalizzata criminalizzazione».
Non le pare che, certamente, i bambini sono gli Angeli mentre il Demone per un’esasperata psicosi nazionale è Bibbiano?
«La demonizzazione di Bibbiano che scaturisce nella narrazione nazionale è barbara e inaccettabile. Una cosa è accertare responsabilità, violazioni, illeciti o addirittura abusi che se saranno accertati vanno severamente condannati. Altro è demonizzare una intera comunità. La storia di Bibbiano è come sempre nella stragrande maggioranza la storia di brava gente, di senso del lavoro, di spirito civico, di una piccola comunità che ha costruito il proprio destino con il proprio impegno e la propria fatica».
Il sistema degli affidi va riformato?
«Il dibattito pubblico dell’ultimo mese rischia di travolgere la credibilità dell’intero sistema di welfare non solo pubblico. Abbiamo il dovere di averne consapevolezza perché da una difficoltà nasca una riflessione di opportunità, di innovazione e miglioramento. In fondo il sistema dei servizi sociali e quello dei Tribunali dei minori sono due facce della stessa medaglia, lo specchio di un sistema debole dove alle spalle negli ultimi vent’anni ci sono - a livello nazionale - tagli del personale, blocco del turnover, blocco della formazione. Abbiamo il dovere di avere questa consapevolezza se vogliamo capire come riformare al meglio il sistema. Da delegato Welfare dell’Anci vedo ciò che è avvenuto in generale in Italia. I sistemi di welfare sono destrutturati ovunque. Se a Reggio abbiamo un assistente sociale ogni 4.000 abitanti in tante città ne abbiamo uno ogni 10-15.000 abitanti. L’educativa familiare richiede risorse, il sostegno alle famiglie richiede risorse, la crescita e la formazione del personale del sociale pure. Non possiamo pensare di cambiare, migliorare e superare le criticità se non si affronta questo nodo”.
A questo punto ci parli del welfare, degli affidi a Reggio città.
«Il Comune segue oltre 4.000 minori grazie ad un imponente investimento di risorse pubbliche, grazie alla scelta, mai abbandonata, di mantenere un ampio perimetro di intervento pubblico diretto che non ha tuttavia impedito di costruire un forte grado di integrazione pubblico-privato e terzo settore. Di questi 250 circa sono in affido. La metà su richiesta delle famiglie. Le restanti su decisione del giudice. Dal 2011 siamo passati da 25 a 250 minori seguiti attraverso l’educativa famigliare. L’allontanamento deve essere vissuto come una estrema ratio, frutto di anni di lavoro, di esplorazione di tutte le opportunità per creare le condizioni di una adeguata genitorialità».
Reggio è la città dei bambini, della didattica, degli asili. La riforma nazionale dovrebbe partire da qui.
«Reggio ha sempre parlato all’Italia e al mondo su questi temi. Ne sono fermamente convinto. Non credo che possiamo sottrarci da questo compito storico». —
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