Gazzetta di Reggio

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Aemilia, le motivazioni: «Affari illeciti del clan emiliano in tutta Italia»

Tiziano Soresina
Aemilia, le motivazioni: «Affari illeciti del clan emiliano in tutta Italia»

Depositate le motivazioni della sentenza con rito abbreviato: «Attività predatorie e la leva delle false fatturazioni»

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REGGIO EMILIA  I tre giudici del maxiprocesso Aemilia di primo grado – il presidente Francesco Caruso e i colleghi Cristina Beretti ed Andrea Rat – hanno ora concluso il loro lavoro.

È stata infatti depositata anche la seconda sentenza, cioè quella contenente le motivazioni relative al rito abbreviato riguardante 24 imputati accusati di associazione mafiosa (tutti condannati con pene comprese fra una forbice di 4 anni e 8 mesi sino a 17 anni e 4 mesi di reclusione). Mastodontica anche questa sentenza: oltre 5mila pagine più gli allegati, 42 capitoli. Parole esplicite sul clan nell’introduzione: «L’organizzazione ’ndranghetista emiliana ha praticato e in grande stile i tradizionali delitti predatori con annesse attività predatorie (estorsioni, truffe, usura, furti, rapine, appropriazioni indebite, spoliazioni di imprese insolventi) ma è stata anche operativa nell’economia della regione in una pluralità di settori economici oltre ai tradizionali settori dell’edilizia, appalti, trasporti, movimenti terra e annessi». Il riferimento – nella sentenza – dell’ampliarsi delle attività illecite è a sale gioco, ristorazione, bar, locali pubblici, commercio di auto e impianti.

Rimarcato dai tre giudici l’espandersi della cosca: «Gli anni di metodico controllo delle opportunità per affari illeciti dei personaggi al vertice dell’associazione in Emilia, (secondo quanto accertato nella sentenza irrevocabile di Cassazione, ndr) e le confessioni dei collaboratori, hanno permesso di accertare che quest’organizzazione si è impegnata in “grandi affari” su tutto il territorio nazionale, allargandosi in settori economici diversi, volti alla circolazione e alla moltiplicazione di guadagni attraverso l’uso di imprese formalmente legali, sostenute da quelle leve finanziarie rappresentate dalle liquidità prodotte dal sistema delle false fatturazioni e dall’evasione fiscale, costituite dai singoli e dalla rete di imprese. In più le leve della corruzione pubblica e privata ha aperto fronti di ogni genere». Spazio anche per la sottovalutazione del radicamento mafioso: «Le decine di interdittive e misure antimafia emesse dal prefetto De Miro nei confronti di imprese e società appartenenti a personaggi interni alla consorteria ma anche nei confronti di insospettabili, dimostrano il ritardo e la pervasiva presenza dell’organizzazione nel contesto economico del territorio». —


 

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