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C’è il rischio diossina tecnici Arpae in azione

Fin dalla notte effettuati numerosi campionamenti di aria Il dirigente: «I risultati non prima della prossima settimana»

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bibbiano. Il rischio è che il materiale plastico andato a fuoco, la notte scorsa, nel cortile dell’azienda Co2 di Ghiardo di Bibbiano, abbiano sprigionato diossina. E che la nube che si è levata alta e maleodorante, abbia inquinato terreni e campi coltivati circostanti.

«Proprio per capire se ci siano rischi – spiega Michele Frascari, dirigente responsabile dei servizio territoriale di Arpae Reggio Emilia – siamo intervenuti già nella notte, compiendo una serie di campionamenti anche a distanza considerevole dal capannone andato a fuoco. La nube è salita in fretta e le ricadute potrebbero aver coinvolto un territorio piuttosto vasto».

Notte di fuoco e di lavoro anche per i tecnici dell’Agenzia regionale per l’ambiente intervenuti in massa nella ditta di recupero di rifiuti plastici per compiere le indagini ambientali.

«Fortunatamente l’incendio è stato spento durante la notte (ieri mattina restavano solo pochi focolai ndr) e la fase più rischiosa è cessata. Ora sarà necessario attendere i tempi tecnici dei risultati delle indagini per capire se ci sia effettivamente stato inquinamento da diossine e in quale quantitativo. Una risposta che però non potrà arrivare prima della settimana prossima».

I campioni di aria raccolti dai tecnici Arpae – fino a una distanza di 300 metri dal punto dell’incendio – sono già stati inviati nel laboratorio dell’Agenzia che ha sede a Ravvena «ma siccome si tratta di accertamenti complessi e che richiedono tempi lunghi – prosegue Frascari – nulla si saprà prima di tre o quattro giorni».

Impossibile, quindi, per il momento sapere se ci stato e a che livello, inquinamento del terreno.

«I soci della ditta ci hanno spiegato che nelle cataste di plastica, proveniente, per la maggiora parte, dalle isole ecologiche gestite da Iren e da Saba – afferma Adriana Pirozzi, tecnico Arpae, arrivata sul sito di Ghiardo ieri notte – non c’era materiale in Pvc che non viene più raccolto. Si tratta del tipo di plastica che contiene cloro e la più a rischio di sviluppare diossina».

Molti i prelevamenti di aria effettuati grazie all’installazione di un campionatore ad alto volume, campionatori passivi e campionati sacchetti istantanei per la verifica della presenza di inquinanti quali diossine e furani, policlorobifenili (Pcb’s), idrocarburi policiclici aromatici (Ipa)e metalli. Sono stati prelevati campioni anche presso le abitazioni più vicine, comunque a una certa distanza dall’azienda collocata in un’area industriale.

Non solo, sono state fornite tutte le indicazioni necessarie ai vigili del fuoco per smaltire l’acqua utilizzata per spegnere l’incendio, anche quella rifiuto pericoloso e per smaltire, una volta terminate le operazioni di smassamento, i residui dell’incendio. —

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